Firenze – Un centenario dalla nascita è sempre il più importante degli anniversari, perché copre periodo di tempo ancora umanamente concepibile nell’arco di tre generazioni. Se poi a compiere cento anni è il più importante ospedale della Toscana, quello che in qualche modo o in qualche circostanza propria o di persone vicine, fa parte del vissuto più concreto e emotivamente coinvolto, l’evento diventa di prima grandezza.
L’Azienda ospedaliero universitaria di Careggi, la cui prima pietra fu posata il 5 luglio 1914, a poche settimane dallo scoppio della prima guerra mondiale, offre oggi alla città un volto nuovo, moderno nelle sue strutture architettoniche, tecnologicamente avanzato, confortevole nella sua organizzazione per accogliere pazienti e parenti. Eppure la sua natura meticcia, caratterizzata dal convivere della ricerca scientifica con l’assistenza – cioè l’atteggiamento dello scienziato che deve essere freddo e oggettivo, insieme a quello del medico dal quale la gente si aspetta vicinanza e partecipazione – è ancora lì sul tavolo della discussione e dunque al centro dell’impegno dei vertici per renderla sempre meglio integrata.
Certo l’esperimento Careggi viene considerato riuscito meglio che in tutte le altre strutture sanitarie che hanno intrapreso la stessa strada, ma “occorre più integrazione” , come ha detto il presidente dell’Ordine dei Medici Antonio Panti . L’assessore alla Salute della Regione Toscana, Luigi Marroni, ha annunciato l’apertura di una fase di riflessione su “cosa saremo?”, una specie di “chiamata alle armi” perché tutti possano portare le loro idee. “La grande crisi degli ultimi due anni – ha detto Marroni, intervenuto come Panti nel corso di un incontro per presentare le iniziative per la celebrazione dell’anniversario – si è conclusa e siamo praticamente tornati a prima della crisi grazie all’enorme sforzo di tutti. Gli indici di qualità sono tutti migliorati, al livello dei vertici nazionali”. Nella foto: Cinzia Fiaschi presenta il logo del centenario da lei disegnato

Com’è naturale in queste circostanze, la scena è stata monopolizzata dai medici “grandi vecchi” dell’ospedale, quelli che hanno guidato le singole strutture per 50 anni e più, come Pier Luigi Rossi Ferrini che ha fondato una importante scuola di ematologia, o Gianni Berni che ha curato o visto curare fiorentini grandi o meno grandi. Ma i problemi di quella che Marroni ha chiamato “la portaerei della flotta della sanità toscana” saranno anche loro, più o meno volutamente, al centro della lunga kermesse dell’anniversario. Si parte il 5 luglio con la cerimonia di apertura, le porte aperte e iniziative di spettacolo e intrattenimento (fra l’altro vi è anche una curiosa Lectio Magistralis di Carlo Conti sul quiz) . Ma il programma dei festeggiamenti arriva fino al 21 febbraio: insomma un anno che conterrà inaugurazioni di nuovi reparti e altre sorprese delle quali non è stata ancora anticipata la natura.
Fra i materiali della festa da segnalare un curioso video che è come una carrellata fra il personale di ogni competenza o funzione. In allegria i problemi si affrontano meglio.