Quanti sono i candidati attualmente in gioco per la poltrona di sindaco a Firenze? Facciamo il conto: partendo da Miriam Amato, Movimento 5 Stelle, che è la forza che in qualche modo si pone al di fuori dei giochi puntando su un consenso trasversale, alla sinistra del Pd troviamo almeno due candidati: Tommaso Grassi, Sel, e Laura Bennati, che nasce dalla lista di cittadinanza e dovrebbe raccogliere le adesioni di chi non crede (e non ha mai creduto) a una lista unitaria a sinistra. Già, perché il vero nodo che sembra avviarsi ormai a soluzione, alla sinistra del Pd, è se la stessa sinistra riuscirà o meno a portare a termine un'operazione che, pur accolta con grandissimo entusiasmo a parole, ha visto via via crescere ostacoli senza fine sulla sua strada. Non ultimo, l'atteggiamento di Sel, il partito del candidato “forte”, che continua a rifiutare una lista unitaria nell'intento di portare con se' il proprio simbolo. Una risoluzione che porta fatalmente alla lista di coalizione, invisa tuttavia agli altri possibili componenti, a cominciare da Rifondazione fino ad Alba e Perunaltracittà di Ornella De Zordo, fino a tutta quella congerie di movimenti e associazioni che potrebbero portare un pacchetto di voti non disprezzabile allo stesso Grassi.
Mentre dunque la sinistra decide (ultima riunione utile, visto anche l'incalzare del tempo, meno di 50 giorni alle elezioni, domani alle 21) e sembra che ormai le posizioni siano diventate molto poco conciliabili, cominciano a “dichiararsi” i candidati del centrodestra. Anche qui, niente candidato unico, assolutamente mai considerata l'ipotesi di lista unitaria, non è pensabile neppure una coalizione sotto unico candidato (che non c'è): parte dunque la carica degli “investiti” dell'onere ed onore di sfidare Dario Nardella, e così troviamo Marco Stella per Forza Italia, Achille Totaro per Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale, fino alla new entry Gianna Scatizzi (presidente di Confartigianato Firenze e Artex) per il Nuovo Centro Democratico.
Così, senza dimenticare Cristina Scaletti, ex-assessore in giunta Rossi, proveniente dalle file dell'IdV e poi confluita in Centro democratico, con una lista civica che si ispira a livello locale alle forze d'ispirazione liberal-democratica e popolare. Dunque, 8 candidati, contando ovviamente Dario Nardella, del Pd, per una poltrona, agitazioni e convulsioni dovunque o quasi.
Il quasi è per il Pd. Dario Nardella. Infatti, davanti al panorama delle opposizioni divise e lacerate, non teme rivali. Atmosfera tranquilla dunque, quella registrata nel Partito democratico fiorentino, che contesta in modo sereno anche gli ultimi sondaggi che danno il vicesindaco al 30%: no, rispondono serafici e con una certa nonchalance, a noi risulta che ci si attesti sul 37-40%. Anzi, il pensiero che si cela nei meandri è: con i voti del Pd e l'aggiunta di quell'1% che si può ipotizzare porteranno al mulino gli aderenti del gruppo comunale Noi con Matteo Renzi, capitanati da Bianca Maria Giocoli, è probabile non si passi neanche per il ballottaggio. Del resto, la capogruppo Giocoli, fuoriuscita da Fli, all'indomani della costituzione del nuovo gruppo in consiglio comunale, affermò, sul quotidiano on line Nove: "Renzi è il futuro".
A conti fatti dunque, niente sembrerebbe per ora impensierire il candidato principe, Dario Nardella, investito due volte: la prima da Matteo Renzi in persona (in città comincia a circolare il nomignolo “il Granduca”), una seconda dal risultato plebiscitario del manipolo di cittadini che andò a votare le primarie di partito. L'unica nota ancora non chiara resta quella del M5S, di cui si sa poco, si conosce ancor meno, e che sta lavorando alacremente, secondo il suo stile, senza badare ai titoli dei media.