Camorra e Uffizi, Toscana brutto risveglio

Se scoprire che le mani della camorra sulla città, in particolare sui cantieri di uno dei patrimoni dell'umanità custodito gelosamente (o almeno così si pensava)  da Firenze e dalla Toscana  come gli Uffizi, è stato uno shock per i toscani, non lo è affatto per la Fondazione Caponnetto che da anni compila statistiche e lancia allarmi per la presenza sempre più forte delle cosche sul territorio regionale. Tant'è vero che il presidente della Fondazione Salvatore Calleri e il consigliere  Renato Scalia affidano a un messaggio alla città alcune riflessioni (e un appello alle istituzioni statali e locali) che sono fondamentali per capire il fenomeno e la sua gravità.

“ E' da tempo – ricordano gli esponenti della Fondazione – che sosteniamo che il sistema appalti è un buco nero. Le infiltrazioni mafiose presenti negli appalti pubblici, ormai sono un dato di fatto. La presenza di numerose stazioni appaltanti, la parcellizzazione dei contratti e il ricorso eccessivo al subappalto, rende difficile e qualche volta quasi impossibile, un controllo efficace anche da parte delle stesse Forze di polizia”. Sono punti su cui la Fondazione, negli anni, ha posto più volte l'accento, lanciando allarmi e segnalando statistiche che, al di là della risonanza immediata, non hanno poi prodotto un vero e proprio cambio di rotta.

“E' evidente che le normative che regolano gli appalti pubblici hanno delle lacune macroscopiche – puntualizzano Calleri e Scalia –  le organizzazioni mafiose hanno da molti anni deciso di puntare su attività legali per riciclare gli enormi capitali guadagnati illecitamente. Oltretutto, utilizzando materiali scadenti o depotenziati, la “mafia s.p.a.” continua a mantenere assicurato il lavoro di manutenzione delle opere costruite. Alla luce di questi fatti si può ben comprendere perché l’Italia è un Paese a rischio disastri. Molti ancora non comprendono che le mafie diventano anche un'insidia per la libera economia quando riescono a convertire i loro guadagni criminali in soldi puliti”.

E, fra le considerazioin e i dati di fatto riportati dal presidente Calleri e dal consigliere Scalia della Fondaziona Caponnetto, emerge un'altra “anomalia tutta italiana” vale a dire “il numero di società iscritte nel registro imprese, 6 milioni, una ogni 10 abitanti”. Un po' troppe, forse.  Anomalia che si fonde e rafforza un altro elemento più volte denunciato e non solo dalla Fondazione, ma dagli stessi sindacati, dalle associazioni di categoria e da soggetti anche in ruoli istituzionali: il problema del cosiddetto  “massimo ribasso”. Una denuncia anche questa che si è tradotta in valanghe di parole e in nessuna azione concreta. “Da anni si parla dei danni che produce questo sistema – ricordano Calleri e Scalia –  ma nessuno fa nulla per cambiare. E' necessario un immediato cambio di rotta”.

Un cambio di rotta necessario e da attuare in tempi brevi: tant'è vero che, per “aiutare” la svolta, e dal momento che “la richiesta dell'applicazione del protocollo di legalità per la prevenzione dei tentativi d’infiltrazione della criminalità organizzata e per una maggiore legalità nel settore degli appalti e concessioni di lavori pubblici, che era stata approvata da molti comuni della provincia di Firenze, è svanita nel nulla”,  la Fondazione Antonino Caponnetto “chiede ufficialmente al Ministro Dell'Interno al Prefetto di Firenze, al Presidente della Regione Toscana e al Sindaco di Firenze di attivarsi in questo senso”.  Sperando che non sia troppo tardi

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