Prato – Quinto concerto per la Camerata Strumentale città di Prato. Giovedì sera 26 febbraio; consueta ora. Protagonisti sono gli archi; con la virtuosa violinista di origine armena, Soing Tchakerian. Direttore d’orchestra Christopher Franklin, giovane americano, con alle spalle un’ampia esperienza su molti importanti podi italiani ed internazionali. Altri graditi ospiti, oltre al pubblico, s’intende, il quartetto di percussionisti Tetraktis, integrati con lodevole qualità all’orchestra. In programma musiche di Mahler, Bernstein, Cajkovskij. C’è un filo conduttore che accompagna il programma, che s’intreccia più volte, elegante, in toni e colori assolutamente complementari ed espressivi che uniscono questi tre grandi artisti. Era arduo, è vero, poter presentare Mahler con la struttura attuale dell’orchestra di Prato; le sue grandi sinfonie impegnano un’orchestra poderosa in numero di orchestrali. Per la quinta Sinfonia, ad esempio sono previsti ben sei corni e quattro trombe. L’Adagetto di questa sinfonia, però, permette di escludere la parte dei legni e degli ottoni, lasciando agli archi alla poetica musicale di Mahler, la sensibile rarefatta decadenze, che scavano percorsi profondi d’intima riflessione, consegnando all’arpa la discreta elegiaca indicazione ai sentimenti percepiti. La Quinta è una delle opere di Mahler nel suo ultimo decennio, anticipatore dei prossimi canti cameristici, o Lieder che caratterizza la sua musica, e per la circostanza, arcano presago della morte della figlia primogenita. Questa sinfonia composta tra l’estate del 1901 e l’anno successivo, fu continuamente corretta nel tempo fino a poco prima della morte del compositore austriaco. L’Adagetto resta celebre per essere la colonna sonora di “ Morte a Venezia” che Visconti scelse per il suo film.
L’esecuzione e interpretazione dell’orchestra è apparsa sentita e intensa da richiamare convinti applausi dal pubblico come sempre presente al Politeama, per i convegni della Camerata. L’ensemble pratese, ben condotta dalla bacchetta di Franklin ha proseguito il programma con la Serenata per violino, archi, arpa e percussioni dal Simposio di Platone, opera di Leonard Bernstein; grande direttore d’orchestra, scomparso nel 1990. Bernstein fu tra i primi e convinti interpreti delle opere di Mahler. Sentendone propria l’intera opera, nunzio per diversi decenni, Bernstein amò molto il musicista austriaco e l’accostamento in questa serata dei due compositori è un omaggio coerente che la violinista armena Tchakerian, ha saputo esaltare rendendo centrale l’opera di Bernstein eseguita per la prima volta dal compositore direttore a Venezia nel 1954. Pregevole il dialogo violino violoncello focus dell’allegro. In tutta la Serenata, sono percepibile stile e influenze di molti altri compositori, in ultimo lo stesso Mahler. La violinista armena ha espresso, tuttavia, una viva capacità d’esecuzione che le è valsa lunghi attimi di applausi ricambiati con due brevi pezzi a suggello della prima parte del concerto. Con la Serenata in do maggiore per orchestra d’archi op. 48 di Cajkovskij, si è terminata invece, la serata dedicata agli strumenti a corda; altro legame sillogistico dei tre autori attraverso un arco temporale vasto, che solo l’arte può riunire in comuni o vicini sentimenti artistici. La serenata in do maggiore concepita nell’autunno del 1880 è l’esempio di elegante sobrietà classicheggiante, tenue omaggio a Mozart, suo autore prediletto, ma che ha in sé, ispiratrice, e percepibile, il sentimento della canzone polare russa. Il secondo movimento è un valzer non troppo esposto, discreto, che scivola nell’elegia del larghetto fino a conclusione del quarto tempo finale in allegro con spirito. Dal brillante finale, il saluto dell’orchestra e del suo ottimo direttore; Franklin ha voluto chiudere con un omaggio e una dedica di speranza attraverso il fa maggiore conclusivo con l’Adagio per archi opera 11, di Samuel Burber, compositore statunitense. Una speranza, forse, per questi tempi difficili e dolorosi dove l’eco della guerra sta amplificando repentinamente le nostre coscienze.
Foto: G. Mahler, disegno di Enrico Martelloni