
Sarà che allo scrivente le suggestive atmosfere natalizie (nascite e natività che dir si voglia) riportano alla mente simultaneamente anche le più cupe immagini della morte. Nella sua accezione naturale e misteriosa di aldilà e, se vogliamo ed a chi resta aperto lo spiraglio del dubbio, di domande sulla fine ultima o supremo varco. Così come d’altronde è tradizione nella letteratura anglosassone specie ottocentesca, dove, proprio la vigilia di Natale, si raccontavano storie di fantasmi. Ultimo baluardo di antichissime culture, soverchiate e superate nei secoli dall’imperante cristianesimo.
Fantasmi appunto. Come quello enorme ed invisibile del genocidio di cristiani in atto da decenni in molti Paesi del mondo (secondo l’International Society for Human Rights l’80% di tutti gli attacchi di discriminazione religiosa ha come bersaglio questa professione): Siria, Iraq, Sudan, Nigeria, Eritrea, Arabia Saudita, Iran…Davanti al quale l’Occidente, come ha segnalato Riccardo Di Segni Rabbino capo della Comunità ebraica di Roma (che di persecuzioni se ne intende) pecca di rimozione, indifferenza e scarsa denuncia. Così come davanti all’estinzione delle comunità cristiane del Medio Oriente, testimonianza antichissima e originale della nostra identità, civiltà, libertà.
Chissà che le recentissime parole di Papa Bergoglio (in tempi di improvviso e sospetto francescanesimo di ritorno) che su questa moderna tragedia dell’umanità ha denunciato un “silenzio vergognoso” a livello planetario, non fischino le orecchie anche dalle nostre parti. Dove il (non) pensiero unico dei salotti mainstream, storicamente fermi alla classificazione anni ’70, privi per natura ideologica di una visione complessa e finale dei problemi, resta tutta teso a decrittare eventuali e demenziali fenomeni di islamofobia. Buon anno a tutti, certi che il 2016 non vedrà cambiamento alcuno. Ugualmente e gramscianamente protesi al “nuovo” ottimisti nella volontà, pessimisti nella ragione.