Boxe, Bundu in trionfo mantiene il trono europeo

Firenze – Un trionfo. Irresistibile Leonard Bundu. Così anche il sesto sfidante al titolo europeo dei pesi welter detenuto dal campione fiorentino cioè il britannico Frankie Raymond Gavin ieri notte è stato costretto a prendere atto che sulla sua strada aveva trovato un pugile più bravo in senso assoluto.

A questo punto si può tranquillamente affermare che in Europa non esiste un peso welter in grado di battere Bundu. Quindi sacrosanto il suo diritto ora ad avere la possibilità di disputare la semifinale con Inout Don Iou, un rumeno che vive in Canada, per il titolo mondiale Ibf dei welter.

Questo suo nuovo esaltante successo lo ha centrato ieri notte a Wolverhampton, importante centro del Galles, davanti a tremila spettatori. Un match intenso combattuto, ma quasi a senso unico. Infatti durante tutto l’incontro Bundu ha offerto un altro saggio – dopo quello recentemente a Londra contro il “rampante” inglese Lee Purdy finito k.o. all’undicesima ripresa – della sua classe, della sua capacità di mettere sotto avversari anche molto bravi come Gavin che si era presentato con 19 vittorie su altrettanti incontri e con il titolo di campione inglese. Insomma Bundu nel vecchio continente siede a pieno titolo sul trono dei welter. E non si vede chi possa detronizzarlo.

C’era un po’ di giusta apprensione nel clan del campione. Durante la preparazione alla palestra dell’Accademia Fiorentina Bundu aveva lamentato un problema ad una mano; Gavin era giudicato, non a torto, un avversario temibile tra l’altro 28enne quindi più giovane di ben quasi 12 anni; godeva dell’incondizionato appoggio del pubblico; i bookmaker lo davano favorito per 3 a 1.

Apprensioni che venivano ridimensionate già dalle prime riprese. Infatti Bundu dimostrava di avere in mano il match, di controllare bene le mosse dell’avversario, di saper mettere a segno validi colpi. Insomma gestiva l’incontro con sufficiente sicurezza mostrando tecnica, rapidità di braccia, prontezza nel cambiare guardia in qualsiasi momento, un prezioso colpo d’occhio e notevoli doti di fondo.

Così i primi due round erano suoi. Gavin tentava disperatamente di ribaltare la situazione, ma la sua boxe non era veloce, né molto precisa. Così anche i due rounds successivi finivano a favore di Bundu. Segnatamente nella quinta ripresa il fiorentino sciorinava una boxe di prestigio.

Ed al sesto tempo con un secco montante al fegato (un colpo di cui Bundu è maestro e con il quale ha messo fuori uso molti dei suoi avversari) mandava al tappeto Gavin. Il match sembrava concluso. E forse lo sarebbe stato se l’arbitro, in modo clamoroso, non avesse dato una mano al pugile inglese concedendogli tutto il tempo per rialzarsi e riprendere a combattere. Purtroppo in Gran Bretagna questi episodi a favore dei pugili di casa si ripetono spesso.

Stesso supremazia del nostro campione anche nei successivi rounds durante i quali Gavin era costretto a segnare il passo davanti ad un avversario più rapido, più preciso, più fantasioso. Finale in crescendo di Bundu che si confermava pugile di assoluto valore mondiale.

Ed alla fine nessun dubbio sul suo successo. Sarebbe stato giusto che il verdetto fosse stato unanime ed almeno con due punti di vantaggio per Bundu. Invece – ed anche questo è un classico oltre la Manica – uno dei tre giudici assegnava addirittura il punteggio di 115 a 112 a favore di Gavin. Incredibile. Comunque anche gli altri due giudici favorevoli a Bundu, ma sanzionavo la superiorità con un solo un solo punto – 114 a 113 – di vantaggio. Insomma niente verdetto giusto.

E domani l’asso fiorentino rientrerà in Italia aggiornando il suo ruoloino di marcia ora fatto di 31 vittorie su 31 match all’attivo (nel suo record anche due no contest) e con la sua corona di campione europeo in valigia. E ha aggiornato la lista degli sfidanti battuti ora saliti a sei. Gavin è andato ad aggiungersi ai nomi di Moscatiello, Castellucci, del francese Massaud, del polacco Jackiewcz e dell’inglese Purdy. Grazie ad un “regalo” dell’arbitro, Gavin può vantarsi, a differenza degli altri cinque, di essere rimasto in piedi fino in fondo perdendo solo ai punti.

 

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