
1-1 e palla al centro. Ma se è un pareggio per i ricorrenti, c’è comunque un vincitore, l’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico (Aeegsi). Pochi giorni fa infatti con sentenza definitiva, il Consiglio di Stato ha rigettato le istanze sia delle Organizzazioni dei Consumatori che quelle dei Gestori di energia, gli uni richiedenti in sostanza un abbassamento delle tariffe nelle bollette dell’acqua, gli altri invece la possibilità di una loro maggior remunerazione, decretando in sintesi la correttezza del calcolo delle stesse operata dall’apposita Authority.
E’ il rigetto del ricorso di Codacons, Associazione Acqua Bene Comune e Federconsumatori che fa tirare un sospiro di sollievo in modo particolare ai tecnici dell’Autorità perché il suo eventuale accoglimento avrebbe aperto la strada ad alcune grosse incognite sul calcolo delle tariffe. Il casus belli era nato già all’indomani del referendum sull’acqua pubblica (giugno 2011) che abolì “l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito” e che le associazioni degli utenti avevano invece ipotizzato essere stata reintrodotta surrettiziamente nella determinazione delle tariffe per il servizio idrico integrato.
La sentenza del Consiglio di Stato ribadisce in sostanza la delibera del Tar che aveva escluso ogni “componente remuneraitva del capitale investito”, riconoscendo nella tariffa dell’Autorità “costi finanziari” ed “oneri fiscali connessi agli investimenti e alla gestione del servizio”. La copertura del costo del fattore produttivo non può dunque essere confusa col profitto derivante dall’impiego del medesimo, che si ottiene quando i ricavi superano i costi.