Firenze – L’emergenza coronavirus mette allo scoperto nodi spesso rimasti irrisolti, anno dopo anno, e spesso legati alle esternalizzazioni. Così, una lettera aperta è partita oggi, 30 aprile, da parte dei bibliotecari verso l’amministrazione comunale. Come si legge nella nota, “nonostante i proclami delle ultime settimane – vedi, tra gli altri, l’appello di vari assessori per salvare il settore della cultura, con l’assessore alla Cultura del Comune di Firenze tra i promotori e primi firmatari – l’emergenza coronavirus ripropone e accentua i già noti problemi legati alle esternalizzazioni”.
Intanto, questi lavoratori, come tengono a specificare, si trovano a due mesi dalla scadenza dell’appalto. Su questa scadenza, fondamentale per il loro futuro, e sull’appalto, non hanno ricevuto “alcuna informazione ufficiale su un’eventuale proroga o sul contenuto del nuovo bando”. Infatti, spiegano questi operatori della cultura, “la maggior parte dei quasi cento lavoratori del mega-appalto delle biblioteche comunali fiorentine si ritrova in FIS (Fondo Integrazione Salariale, ammortizzatore sociale che spetta ai dipendenti che non rientrano nel campo di applicazione della CIG); i pochi “fortunati” lavorano invece a orario ridotto in modalità smart-working, gestendo peraltro un servizio fondamentale in questo periodo come l’assistenza e le iscrizioni a MLOL, mentre altri non hanno accesso ad alcun sussidio poiché hanno un contratto a chiamata”.
Non solo: “Ancor più avvilente il fatto che, dopo diverse richieste di incontri e di chiarimenti rimaste senza risposta, gli stessi lavoratori si siano accorti visitando gli aggiornamenti fatti sul sito internet ufficiale del Comune di Firenze che, in realtà, le attività delle biblioteche vanno avanti, ma a cura delle associazioni di volontari che – a titolo gratuito o con rimborso spese – “si travestono” da bibliotecari”.
In sintesi, dunque: nessuna risposta alle richieste di informazioni e chiarezza, ma l’amara scoperta che il lavoro va avanti. Grazie ai volontari, però.