Ore 19.06: fumata bianca dal comignolo laterale della Sistina, ovazione. Ore 20.10, l’argentino Jorge Mario Bergoglio, 76 anni ben portati, si affaccia su una S.Pietro eccitata e osannante. Si chiamerà Francesco (in onore del Santo d’Assisi o del gesuita Francesco Saverio?). Per alcuni secondi i media di tutto il mondo che da 24 ore circa seguono l’evolversi conclavico con crescente e trepidante attesa, tacciono impietriti. Vaticanisti, curialisti, vaticini, oracoli, sibille cumane e cubane e previsionisti vari sono sgomenti: sostanzialmente non sanno chi è. Solo alcuni, i meglio informati (di cui confessiamo non facciamo parte) hanno ben presente che il cardinale de oro sfiorò già nel 2005, l’anno che restituì Ratzinger Papa, l’elezione pontificale. Allora non se la sentì. Ore 20.30 nemmeno, si leggono commenti ed editoriali a pioggia già sicuri che sarà il Papa della svolta; del ritrovato pauperismo; che i corvi porporati sono stati definitivamente abbattuti dalla contraerea angelica; che lo Ior è già un lontano ricordo. Ior, cos’era?
Tutti, giornalisti, giornalai e giornalieri hanno già capito, hanno già sviscerato, hanno in sostanza già battezzatto (con uno stravolgimento di ruolo) sostanza e significato storico dell’entrante papato. Beati loro; noi restiamo nel nostro sacrosanto dubbio e aspettiamo, oltre al conclamato background, i primi passi di questo arzillo 76enne, apparentemente in buona salute (non tiriamogliela per l’amor di Dio ma anche Papa Luciani lo pareva), dal curriculum dato per molto vicino ai poveri e dalle prime inequivocabili espressioni: riconciliazione, fratellanza e preghiera. Bene così dunque, avanti tutta ma…c’è sempre un ma.
Se è vero che questo neo-eletto Pontefice, il primo sudamericano, anzi il primo extra Ue in tempi recenti, elevato al Soglio petrino in 24 ore, a fragor di popolo (postumo) ed evidentemente a furor di un nutrito gruppo di cardinali (escludendo probabilmente ma solo probabilmente Bertone e Sodano), ha già messo d’accordo tutti, noi per ora ci smarchiamo. Per rispetto del Papa e dei fedeli e del nostro ruolo critico. Di certo, dietro l’elezione del nuovo Papa c’è la forte mano del Papa emerito, quel Benedetto XVI del gran rifiuto-bis, ormai nel dimenticatoio. I caratteri miti, come sembra quello del nostro neo-Pietro, nascondono in genere una rara tenacia e una forte perseveranza. In genere. Ma francamente i peana generici, generali e generalizzati sanno spesso di pre-epitaffio. Invece noi vorremmo, dal basso della nostra laica e speranzosa titubanza, che davvero fosse l’alba del rinascimento della Chiesa