
Un successone trasversale, nell’ex Reggio con aspirazioni sovietiche che oggi invece guarda, almeno un’importante parte di essa, al partito unico della nazione. Di qua il busto di Lenin che ancora troneggia in piazza, di là lo sdoganamento del pagamento in voucher perfino nel comune di Cavriago, già patria dei diritti civili nonché paese d’adozione di don Giuseppe Dossetti. Una ballata unica che unisce conservatori e riformisti, una nemesi storica più che un semplice concerto. Non a caso a cavallo tra l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre e l’invasione dell’Ungheria da parte dei carri armati russi.

Questo e molto di più e molto altro, è stato il concertone del Coro dell’Armata Rossa che ha tenuto a battesimo i rinnovati spazi del Lime Theatre di Roberto Meglioli, l’imprenditore-rianimatore dei luoghi di Reggio che rischiano la depressione sistematica. Prima il Mirabello, poi il quartiere fieristico di Mancasale, che cerca di sopravvivere nonostante la politica ne abbia decretato una fine progressiva. Tacabanda coi pezzi del folklore ex Urss, ma anche le canzoni partigiane giù, giù fino a Patty Pravo; insomma letteralmente musica per i palati dal colore variegato, comunque sempre ruotanti attorno alla tonalità del rosso, non a caso cosiddetto colore primario additivo, dalla frequenza minore ma dalla lunghezza d’onda maggiore di tutti gli altri visibili.
Proprio all’indomani della vittoria alle buste da parte della coop La Bussola, che in tal modo gestirà per un anno i capannoni di via Filangieri, le prove tecniche di resurrezione di un’area e di uno spirito tradizionale proiettato chissà dove (Putin è sopravvissuto a Berlusconi, sopravviverà a Renzi?) hanno dato prova di incredibile vitalità. Per una sera tutti d’accordo, anche quelli oggi divisi dal referendum costituzionale, a conferma della giustezza e della lungimiranza del postulato di Eraclito, panta rei…