Assange, l’Ecuador e i diritti umani

Le contraddizioni del Paese di Correa

Il 16 agosto 2012, il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha deciso di concedere asilo politico al fondatore di WikiLeaks Julian Assange nella sua ambasciata in Inghilterra. Ora il Paese è al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. Diversi importanti quotidiani esteri hanno parlato di “decisione coraggiosa”. L’Ecuador è ora acclamato come la nazione che ha salvato la vita di Julian Assange. Il ministro degli Esteri Ricardo Patino ha parlato di profondo rispetto per la vita e la libertà di espressione. A queste parole si aggiungono le dichiarazioni di ambasciatore dell’Ecuador a Londra, Ana Alban, che ha sottolineato la “lunga tradizione dell’Ecuador a sostegno dei diritti umani.”  Sono discorsi degni di lode.

Vorrei solo che queste parole fossero coerenti con la realtà della nazione. “L’Ecuador è un paese che rifiuta la persecuzione ideologica”, ha detto Correa durante l’ultimo summit delle Nazioni Unite a Rio de Janeiro. Non si può però tacere che giornalisti come Christian Zurita, Juan Carlos Calderon Carlos, Cesar e Nicolas Perez sono stati perseguiti duramente per alcune critiche al presidente nei loro articoli. Rafael Correa è pienamente consapevole del potere dei mezzi di comunicazione. Le sue interviste, quando parla in contesti internazionali,  sono sempre altisonanti e riempiono di orgoglio. Ma durante il suo consueto discorso televisivo del sabato a volte alza la voce ed è capitato che facesse a pezzi un giornale perché non gli piaceva ciò vi era scritto. Dall’inizio del 2012 in Equador sono già stati chiusi 10 media. Nonostante questo i suoi sostenitori continuano a sostenere il presidente, sia quando sorride che quando si arrabbia. Sono moltissime le persone che credono in lui. Correa gode di una vastissima popolarità.

Rafael Correa

Gran parte dei giovani latino-americani hanno una storica avversione per i paesi anglofoni, considerati imperialisti. Così, sono nate anche numerose associazioni a sostegno di Correa: lo considerano un presidente coraggioso, che non ha paura di difendere la dignità e di non avere paura degli avversari potenti. La decisione di concedere asilo ad Assange ha però spaventato numerosi imprenditori che temono un impatto negativo sulle relazioni commerciali con gli Stati Uniti e la Comunità europea. Da più parti è stato lanciato l’allarme sul rischio di perdere tariffe preferenziali con il raffreddamento dei rapporti con l’Occidente e il contestuale rafforzamento dell’amicizia con altre nazioni come l’Iran, Bielorussia e Venezuela.

L’Ecuador si è mostrato come un Paese forte, in grado di dare protezione a un cittadino australiano. L’idea è quella di mostrarsi forti al mondo per fare sentire gli ecuadoriani sicuri in casa propria.

Soledad Bassante Herrera
Blogger e giornalista ecuadoriana

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