Terremotati e mazziati: c’è l’Imu sulle case distrutte nel 2012

Un comma della legge di Stabilità scatena la polemica di associazioni e amministratori della Bassa modenese.

Arriva l’Imu sulle case distrutte dai terremoti del 2012 nelle province di Modena, Reggio Emilia, Mantova e Ferrara. Si dovrebbe pagare a partire da luglio 2015, e in proposito è già partita una furibonda polemica da parte delle associazioni dei terremotati e dagli amministratori locali. Per ora l’imposta è solo un emendamento alla legge di Stabilità e prevede la reintroduzione, per gli immobili colpiti dal sisma di tre anni fa, dell’obbligo di pagare l’imposta municipale unica al 50 per cento anche sugli edifici inagibili. Un provvedimento che i sindaci, le associazioni di categoria e i cittadini della Bassa definiscono “inaccettabile” e per il quale annunciano battaglia contro il governo.

Varie associazioni di categoria non si sono limitate a protestare, ma già ironizzano sul caos burocratico istituzionale che regna nella ricostruzione. “Spiace constatare – si legge in una nota diffusa dalla Cnache a volte la mano destra del governo non sa quello che sta facendo la sinistra”.

Non c’è altro modo, secondo le associazioni di riferimento di Rete Imprese – Cna, Lapam, Confesercenti e Confcommercio – per commentare il comma della Legge di Stabilità che stabilisce che a partire dal 1 luglio 2015 gli immobili produttivi e civili distrutti o inagibili a causa del sisma, saranno nuovamente assoggettati all’Imu, benché in misura ridotta del 50%.

In altre parole – spiega la nota delle associazionianche se un immobile non è ancora agibile, a partire dal prossimo mese di luglio su quest’ultimo dovrà comunque essere pagata l’Imu, come se non dovesse bastare il fatto che dall’anno fiscale 2014 anche i fabbricati inagibili, non si sa come, concorrono alla formazione del reddito”.

Un provvedimento che le associazioni definiscono “incomprensibile, anche perché l’esclusione dall’Imu non configura certo un aiuto di Stato. Di certo c’è che in questo modo un bene non disponibile (condizione in questo caso certificata da un’esplicita ordinanza) viene tassato, a partire dalla presunzione che, non si sa come, questo contribuisca a portare a reddito. A prescindere dall’evidente incongruenza di questa considerazione, rimane l’amarezza di constatare come a fronte di positivi interventi come la proroga dell’inizio di restituzione del prestito per il pagamento delle imposte, intervengano norme come quella richiamata, che impongono a chi non abita la propria casa perché ancora inagibile o a chi non può lavorare nel proprio laboratorio, negozio od officina, di pagarci le imposte, quasi si trattasse di una compensazione dei mancati introiti”.

Le associazioni di Rete Imprese Italia intendono coinvolgere gli amministratori locali e i parlamentari modenesiper tentare di trovare le strade più opportune per evitare questa vera e propria vessazione. Perché non si può definire altrimenti la pretesa di tassare ciò che è inutilizzabile”.

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