È stata depositata, accompagnata da oltre 500 firme, la mozione popolare lanciata per bloccare la realizzazione della Maxi Arena del Campo volo. Presentata dal comitato promotore presso l’Ufficio di Presidenza del consiglio comunale del Comune di Reggio Emilia, ora dovrà essere calendarizzata e discussa in Sala Tricolore entro 60 giorni.
Raccolte in poco più di due settimane e senza alcun investimento pubblicitario, le oltre 500 firme depositate sono il frutto di una esperienza nata dalla volontà e dall’impegno trasversale di gruppi diversi.
I promotori della mozione sono convinti che la battaglia non si esaurirà con un voto di maggioranza in Consiglio Comunale. La raccolta firme infatti nelle prossime settimane continuerà con una serie di appuntamenti che verranno presto comunicati.
Intanto la domanda che funge anche da titolo alla mozione resta in attesa di risposta: a chi è utile la nuova Maxi Arena del Campovolo?
In qualità di promotori della mozione, hanno dichiarato:
Gilberto Gasparini, Porto Franco: “Un risultato rilevante in pochi giorni aver raccolto oltre 500 firme, in un clima di crescente sostegno, segno preciso della necessità di confronto, di conoscere, di maggiore condivisione su decisioni che avranno un peso notevole per i prossimi anni sulla qualità del vivere. Continueremo con questo stile nel proporre le argomentazioni e nel coinvolgere i cittadini”
Duilio Cangiari, Agenda verde: “Dal punto di vista ambientale l’impatto sarà importante, in particolare sulle emissioni di inquinanti da traffico. È inaccettabile che si sostenga che sarà poca cosa in più. Dobbiamo lavorare per ridurre, non per aumentare l’inquinamento”
Maria Mussini, senatrice Gruppo misto: “Il progetto dell’arena rappresenta l’ennesima mistificazione: dare l’illusione alla città di un luminoso avvenire, nutrendo in realtà solo il benessere della clientela di amici di una classe che pretende di essere dirigente ma che alla prova del tempo si dimostra priva di una reale visione e impegnata solo a gestire un potere che ha ricevuto in una immeritata eredità. Sarebbe un gesto di saggia consapevolezza sospendere i lavori e per una volta dare credito alla voce di chi protesta”.