Alcune performance resteranno per sempre nella memoria collettiva: per esempio lo scontro coi grillini in piazza per via della mafia, sola contro tutti a sbraitare la sua primogenitura in fatto di legalità o la vicenda legale che l’ha opposta ad un petulante contendente che la seguiva in montagna fotografandola sull’auto della provincia per coglierla in castagna; e a cui lei diede dello “stalker politico”. O ancora, il suo sgangherato ma efficace intervento al fulmicotone al Valli a difesa dell’ente da lei presieduto davanti a un Mario Monti allora in odore di grande giustiziere, oggi in puzza di mediocre penitenziere. La presidente della Provincia, l’ente dato da mesi in agonia per via di una spending review calata sui servizi ma non sulla tragedia della spesa pubblica, al secolo Sonia Masini non l’ha mai mandata a dire a nessuno. Gli scontri interni ed esterni che ha maturato nella sua lunga carriera amministrativa l’hanno sempre vista, a torto o a ragione, metterci la faccia. Spendersi in prima persona, inanellare anche gaffes, se vogliamo ma senza mai tirarsi indietro. Ispirando simpatie o provocando antipatie per l’immediatezza delle sue reazioni, che possono piacere o dispiacere ma almeno in questi casi (e non è poco, vedremo perché) il gioco è a carte scoperte.
L’ultimo show masiniano nel corso di un impettito ed impietrito direttivo Pd nel quale si discuteva del risultato elettorale e si cercava uno straccio di linea comune per arginare l’emorragia di voti. Sonia, pur bersaniana fino al midollo, ha mandato all’aria il protocollo di giovani burocrati ed attempati scrivani del suo partito invocando uno scatto di dignità, una ribellione informale alla deriva regionale e nazionale del “Pd meno l” per dirla alla grillina. Certo, sempre a modo suo, coi decibel della voce a prova di barriera fonoassorbente e lo sguardo savonaroliano a trafiggere l’interlocutore ma indice, a nostro modestissimo modo di vedere, di una qualità smarrita da tempo nell’agone, ovvero la passione politica.
Perché la Masini, a differenza di molti altri colleghi del suo partito che non hanno commesso meno errori di lei, non ti sorride in faccia per pugnalarti poi alle spalle, non ti fa il salamelecco interessato per ordinare poi ai suoi di tagliarti fuori dalle relazioni che la riguardano, non fa le riverenza fisica maledicendoti mentalmente, fa la Masini e basta. Il clima da parenti serpenti, o meglio di maggiorenti fetenti che aleggia fin dai primordi sul Pd, i giochi sotterranei di potere al ribasso, le conventicole ad excludendum, i complotti e complottini da gabinetto senza carta igienica sono alla base della mancata selezione al rialzo dei giovani simpatizzanti e della inesorabile perdita di consenso tra la gente. Ci fossero in giro, specie tra i gestori della cosa pubblica, più caratteracci alla Masini, il dilagante masinismo, la cui aberrazione è diventata sport locale assai praticato, servirebbe almeno un poco a recuperare l’incolmabile gap tra cittadini e istituzioni