Americani a Firenze. Il tempo lento della bellezza

Tornano in una splendida mostra “gli Aglofiorentini”,  quegli artisti, i pittori, che tra la seconda metà dell’Ottocento alla prima guerra mondiale accorsero in Europa e in particolare a Firenze, per studiare ed assorbirvi quel passato che a loro mancava. “Americani a Firenze. Sargent e gli Impressionisti del Nuovo Mondo” è il titolo della esposizione che raccoglie a Palazzo Strozzi trenta artisti americani che lavorarono nella nostra città, e fecero parte di quel flusso incessante che crebbe a partire dal 1865 – quando Firenze era capitale – andando a ingrossare la colonia angloamericana. Le loro opere sono appaiate nelle sale del Palazzo, con quelle di pittori fiorentini o italiani,  che si chiamano Lega, Signorini, Gordigiani, Corcos o Boldini, su fondo bianco questi, su fondo verde gli stranieri.  Comincia da una “camera con vista” molto particolare, quella dell’albergo dove soggiornò inizialmente J. S. Sargent (che a Firenze era nato), la storia che ci viene raccontata e che riecheggia dalle pagine di Henry James, personaggio di spicco nella società intellettuale del suo tempo. Di Firenze gli artisti, gli scrittori e i collezionisti americani venivano a cercare il verde e la pace delle colline, un paesaggio in gran parte molto diverso da quello della loro patria, quello che ispirò i nostri Macchiaioli. I protagonisti della mostra sono raffigurati in una serie di ritratti e autoritratti, ed ecco Chase, la Beaux, lo stesso Sargent che – prestati dalla Galleria degli Uffizi – ci vengono ad accogliere assieme a Vernon Lee e a Henry James. Con il terzo capitolo si torna a parlare di Egisto Fabbri e del suo dotto circolo, e così abbiamo modo di ricordare che la mostra è così ben curata da Carlo Sisi e Francesca Bardazzi, gli stessi specialisti che curarono l’esposizione su Cézanne, dove già si illustrava l’ambiente di Fabbri, pittore e collezionista facoltoso, nato a New York. Qui si scopre la bravura della sorella Ernestine e dell’amica Mary Cassatt, due artiste che dettero dei punti ai loro colleghi, donne autonome e decise a diventare delle professioniste, viaggiando coraggiosamente da sole per l’Europa, come fece anche Edith Wharton. In questa sezione si ammira la tela di Sargent che illustra la Villa di Torre Galli, con le tre signore in bianco, languidamente assise tra porticati e fiori. Si può comprendere quanto annotato da Sisi: che gli artisti e gli intellettuali americani, erano venuti qui proprio per ritrovare il genius loci e quella lentezza rasserenante del viaggio sentimentale, evitando la velocità che caratterizzava il loro paese in rapida evoluzione. E’ quanto si evince anche dalle pagine di John Ruskin. L’immagine dei colori di Firenze e della Toscana ci arriva non solo attraverso gli occhi ma quasi pare di percepirne i profumi, tanto sono fragranti i bouquet di John La Farge o le rose di Julian Alden Wier. Altrettanto suggestive le vedute dei ponti di Hassam e i filari di cipressi di Pennell, gli studi ad acquerello dei fiori selvatici locali di Newman. In mostra è fatto accenno anche all’aspetto della passione per i maestri del Rinascimento, della colonia anglosassone, rappresentato dagli studi di Sargent sulle sculture di Michelangelo. Si chiude con un viaggio di ritorno questa bella mostra e con scene domestiche in interni caratteristici o giardini, dipinti da artisti influenzati  dalla loro esperienza italiana, ma che una volta rimpatriati, dettero vita a un genere molto americano. In questa ultima sezione si inneggia alla famiglia, e si presentano magnifici ritratti di eleganti signore; qui di nuovo primeggia il bianco spumoso e lieve delle vesti, che diventa forma perfetta addosso alle figure di Corcos e di Benson. Fanno da contrappunto a tutta la mostra le stampe fotografiche, restaurate e ingigantite, di Ernestine Fabbri, ulteriore testimonianza di quanto fossero emancipate le donne colte di quell’epoca, quando Firenze cercava di diventare moderna – sottolinea Carlo Sisi – col rischio di irritare gli americani che qui non volevano certo trovare “una città yankee di seconda categoria”.

Dal 3 marzo al 15 luglio 2012

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