Egitto, i rischi della libertà

Le proteste di piazza Tharir, il dopo Mubarak, la vittoria quasi scontata del partito illegale dei Fratelli Musulmani: due docenti a confronto sul futuro del Paese

Roberto Mazza

In attesa dei risultati elettorali in Egitto che al momento vedono in netto vantaggio il partito sostenuto dai Fratelli Musulmani,  è bene ripercorrere ciò che è successo la scorsa settimana, quando Piazza Tahrir si è riempita di decine di migliaia di dimostranti appartenenti a varie formazioni politiche in opposizione al Supremo Consiglio delle Forze Armate al potere dopo la caduta di Hosni Mubarak. Per capire meglio le dinamiche in atto nella società e politica egiziane, abbiamo chiesto un’opinione alla professoressa Vivian Ibrahim, docente di storia e politica mediorientale presso l’università del Mississippi e ospite frequente della BBC in merito alla recente Primavera Araba.

Abbiamo chiesto alla professoressa Ibrahim di darci un’idea delle ragioni che hanno portato di nuovo in Piazza Tahrir migliaia di persone. Questa nuova discesa in piazza del popolo egiziano ha voluto comunicare al regime militare il tipo di Egitto che la popolazione si aspetta. I Fratelli Musulmani lo scorso 18 novembre sono scesi in piazza, in maniera diretta e non sotto il nome di altri partiti politici, per lanciare un messaggio al Supremo Consiglio delle Forze Armate e di dimostrare la forza di questo movimento.

Una coalizione di partiti laici si è immediatamente formata per dimostrare a loro volta la forza e la capacita di mobilizzare una folla numerosa per dimostrare contro le forze armate che sempre più sembravano sull’orlo di stabilire una sorta di dittatura. Del resto i militari, guidati dal Maresciallo Tantawi, in recenti discorsi avevano usato una retorica che sembrava fotocopiata dai discorsi di Mubarak: semplicemente inaccettabile per tutte le parti coinvolte nella costruzione di un nuovo Egitto democratico. Abbiamo poi chiesto alla professoressa Ibrahim se queste dimostrazioni erano prevedibili considerando la data dell’appuntamento elettorale.

Sì, gli attivisti da giorni continuavano a criticare la polizia e le forze militari per l’uso non necessario di forza e violenza che a molti sembrava un chiaro messaggio politico a tutti coloro che non si trovano in sintonia con il regime militare: in pratica a molti è sembrato un ritorno al passato. Vivian Ibrahim, in attesa dei risultati elettorali, ci dice inoltre che non ci dobbiamo sorprendere di una possibile vittoria del partito dei Fratelli Musulmani; del resto, anche se illegale, Ikhwan rimane l’unico partito organizzato visto che prima dell 11 febbraio scorso non esistevano altri partiti se non il partito unico di Hosni Mubarak. A questo punto non resta che aspettare l’esito elettorale prima di poter azzardare qualche ipotesi sul futuro dell’Egitto. Certo, sarà  importante vedere la reazione del mondo occidentale in caso di una vittoria, a questo punto prevedibile, dei Fratelli Musulmani.

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