
Contro il tramestìo della vita postmoderna, il brulichìo dei Mercati, il bla bla bla elettorale, il rumore dei social ed il silenzio dei colti innocenti, il porta a porta e il bunga-bunga, i droni e le privacy, le intelligenze artificiali e le stupidità naturali, rileggiamo L’Infinito di Leopardi, nell’anniversario bisecolare della composizione di una delle poesie che hanno segnato gli umori e gli amori di sterminate generazioni. Con la consapevolezza che questi versi resteranno per sempre mentre è già insensato il nostro affanno twitterino, la nostra bramosia cliccante, il nostro postare senza posa ed il nostro posare senza resa. Sssttt, parla Giacomo…
L’INFINITO
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.
