Allarme rifiuti nel mare toscano

Secondo uno studio Arpat-Arpa Emilia, un peschereccio che opera nei mari toscani, nella nostra regione si producono in media 4 chilogrammi di rifiuti per ora di pesca. Dalla ricerca «Impatto della plastica e dei sacchetti sull’ambiente marino» emerge, infatti, che il Tirreno settentrionale (in particolare l’area che delimita il «Santuario dei cetacei» tra Toscana, Francia e Sardegna) sono tra i settori del Mediterraneo più infestati di detriti, soprattutto sacchetti di plastica e bottiglie di vetro, lattine di cibo o bevande, residui di sigaretta, scarpe, giocattoli e reti da pesca. Le zone più colpite sono quelle davanti ai principali porti (Livorno, Carrara, Piombino) e l’area al largo dell’isola d’Elba. Il fenomeno spazzatura si spiega con vari fattori: il gioco delle correnti, l’impatto dei traghetti ed il fatto che le politiche di protezione sono ancora troppo recenti per aver dato risultati in termini di abbattimento dei detriti. I progetti di cooperazione fra pubblico e privato per la pulizia dei fondali sono ancora fermi. Legambiente ha sollevato, nei confronti del Ministero dell’Ambiente, il problema della nomina urgente di un nuovo direttore del segretariato per il Santuario dei Cetacei, posizione attualmente vacante. Per sensibilizzare la popolazione su questi temi, nei giorni scorsi due esperti nuotatori hanno percorso il tratto di mare fra (Bastia Corsica) e Chiessi (isola d’Elba) accompagnati dalla Goletta Verde di Legambiente, seguendo una delle rotte più frequentate dai cetacei e registrandone ogni avvistamento.

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