Aeroporto: tante buone mosse, ma si attende lo scacco

Il Nord sceglie le dismissioni e le grandi aziende dei servizi pubblici quotate in borsa. La Toscana compra nuove partecipazioni e pensa in termini di aziende pubbliche come quelle che possono garantire risposte nuove a problemi  nuovi.

E’ di questi  giorni la notizia che la Regione ha acquistato una quota di Aeroporto di Firenze rilevando il pacchetto del 4,9% di proprietà del Monte dei Paschi di Siena, proprio nel momento in cui Milano e Torino avevano annunciato la vendita di quote della loro partecipazione rispettivamente in Sea (Linate e Malpensa) e Sagat (Torino Caselle). L’operazione è stata ineccepibile sia per il prezzo pagato che per coerenza con quanto dichiarato e condiviso dal Consiglio regionale. Tuttavia lasciateci dubitare che nei fatti questa strada da sola possa portare a dotare la nostra regione di aziende forti, competitive, in grado di presentarsi sul mercato nazionale e, se si escludono Adf  e Sat, l’aeroporto di Pisa che lo sono già, quotarsi in borsa. E’ come una partita di scacchi che finisce sempre con una patta perché non si riesce a fare la mossa decisiva.
Cominciamo dagli aeroporti. La strategia di Rossi è aperta, dichiarata e anche coraggiosa. Di fronte alle barriere insormontabili poste sulla strada dell’integrazione fra Pisa e Firenze, la Regione ha deciso di intervenire in prima persona  nella realizzazione di ciò che Rossi ha chiamato (per ora) “un sogno”. Palazzo Sacrati Strozzi possiede il 16% di Sat e, secondo i limiti indicati dal Consiglio regionale, punta a raggiungere il 15% di Adf.  L’idea non è peregrina: forte in tutti e due i consigli di amministrazione, Rossi intende pilotare la realizzazione dell’unico aeroporto toscano con due aerostazioni operative perfettamente integrate nei diversi loro ruoli funzionali. Tutto bene, dunque ma la questione riguarda la capacità dell’Ente Regione di porsi come “last resort”, l’ultima istanza, nel momento in cui si decide la realizzazione delle opere strategiche. Il segnale forte che dovrebbe dare Rossi per dimostrare di fare sul serio è quello di scegliere con fermezza una soluzione per la nuova pista di Peretola e di promuoverla senza indugi o ripensamenti. Solo una vera svolta, che finora è stata solo sulla carta, in una questione che farebbe davvero decollare lo scalo fiorentino, dimostrerebbe la bontà della strategia rossiana.
I servizi pubblici. L’altro banco di prova sono i servizi pubblici. Anche in questo campo la Giunta regionale ha mostrato di avere le idee chiare. Razionalizzazione e integrazione attraverso la fusione delle aziende del Trasporto pubblico locale, dei rifiuti, dell’acqua e del  gas. Se si esclude l’acqua, il cui assetto è rimasto sospeso dopo il referendum del 13 giugno, sul resto tutta la partita si gioca sulle gare bandite e da bandire. La questione in questo settore è analoga alla precedente: far sì che nelle grandi opere strategiche la Regione faccia valere il suo “jolly” e cioè l’ultima decisione di fronte agli impasse territoriali, cioè il blocco delle decisioni anche quando queste hanno ottenuto (vedi  impianto di Castelfranco di Sotto) tutti i via libera necessari e tutte le normative e i regolamenti sono stati rispettati. Perché non c’è dubbio che di fronte a una Regione che non cede di un millimetro, quando tutte le decisioni sono state prese e tutte le normative di tutela dei cittadini sono state rispettate, sarebbe assai meno forte chi vuole dire di no a qualunque costo e con qualunque motivazione.

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