Aeroporto Peretola, associazioni avanti col terzo esposto alla Procura

Firenze – Un nuovo esposto alla Procura della Repubblica è stato presentato nelle scorse settimane da un gruppo di associazioni, che hanno messo al centro “’l’illegittimità operativa dell’attuale aeroporto di Firenze Peretola e le relative omissioni di prescrizioni e controlli”.

Le motivazioni sono state illustrate stamani durante un incontro con la stampa organizzata da Italia Nostra Onlus, Legambiente Firenze Aps, Medicina Democratica Firenze, VAS Vita Ambiente Salute Onlus, Comitato Sorvolati di Brozzi, Peretola, Quaracchi, Le Piagge, Associazione No TAV, Circolo Legambiente di là d’Arno.

“Riteniamo doveroso l’accertamento delle responsabilità, con particolare riferimento alla Regione Toscana e al Comune di Firenze, soggetti verificatori e facenti parte  (insieme a ENAC, Gestore, Arpat, ISPRA) della Commissione Aeroportuale Rumore- CAR – sottolineano le associazioni – questo nell’interesse della cittadinanza tutta, e in particolare degli abitanti di Brozzi, Peretola, Quaracchi, Le Piagge, per i disagi sofferti a seguito di queste gravi inadempienze.”

Tra le inadempienze denunciate nell’esposto, aver autorizzato voli oltre l’orario di chiusura dell’aeroporto da parte di ENAC “non avendo i titoli giuridici per poterlo fare”. Non aver aggiornato la zonizzazione acustica e le rotte antirumore, che definiscono i limiti di livello sonoro relativi al rumore generato, che è stata approvata della CAR (Commissione Aeroportuale Rumore) e di non aver mai approvato ed attuato il Piano di Contenimento e Abbattimento Rumore (PCAR).

“Inoltre, nell’esposto denunciamo che non è stato tenuto conto di tutte le prescrizioni obbligatorie. Di aver dichiarato in modo malevole di non aver costruito “ la via di Rullaggio “ per interferenze con A11. Poi, di aver detto da parte di Enac che le prescrizioni non erano obbligatorie in quanto non si sarebbe mai avuto sviluppo aeroportuale. Non aver destinato la quota (7%) dei fondi di bilancio di ADF per il disagio acustico- e infine la mancanza di conformità urbanistica con tutte le conseguenze del caso – continuano le associazioni – i motivi per cui si insiste nel voler attuare la nuova pista riguardano la volontà di coprire tutte le omissioni sopra elencate”.

La richiesta congiunta del fronte delle associazioni è innanzitutto un confronto con Regione, Comune di Firenze e con i rappresentanti politici sul tema dell’illegittimità operativa dell’attuale aeroporto e in relazione al futuro progetto di ampliamento. Non solo.

“Non siamo certo i soliti “signor no”  – dicono gli esponenti delle associazioni – l’alternativa esiste ed è quella che decenni fa era stata iniziata, con la costruzione della linea ferroviaria parallela alla Fi-Pi-Li, che porterebbe rapidamente i viaggiatori all’aeroporto internazionale di Pisa”. Un vecchio progetto, smantellato negli anni che da sempre non solo le associazioni, ma anche i cittadini rilanciano, magari con il potenziamento ( anche questo previsto negli anni) dell’aeroporto pisano con la costruzione di una terza pista.

A mettere sul tavolo il significato reale delle difformità rilevate dalle associazioni, che concorrono, in particolare dopo la sentenza “tombale” del Consiglio di Stato, a fare definire la situazione attuale “illegale” dalle associazioni, è nell’incipit dell’incontro, Lorenzo Cecchi presidente di Legambiente Firenze.  Le criticità rilevate “non sono qualcosa che legittimi il proseguimento dell’iter del  nuovo scalo. Vista la gravità delle inadempienze, è doveroso presentare l’esposto. La sentenza del CdS che affossa il progetto della nuova pista, non è un viatico per continuare”.

Aggiunge Carlo Moscardini, presidente Legambiente circolo dell’Oltrarno : “Legalità non significa solo lotta alla mafia. Riteniamo che le istituzioni abbiano un ruolo fondamentale nel fare rispettare le regole. Il dato evidente che non ci sia il requisito fondamentale della conformità urbanistica è di una gravità inaudita”.

Ma è da Gianfranco Ciulli, Vas, che arrivano le puntualizzazioni più pesanti. In primo luogo, senz’altro la mancata conformità urbanistica del progetto. “Non esiste la conformità urbanistica dell’aeroporto in toto. Come confermato dalla stessa Regione Toscana, dal 1990 non ne esiste traccia. Nel 2009 venne costruita la nuova call partenze e arrivi, che è l’unica ad avere la conformità. Ma se non esiste per l’aeroporto in toto, come fa Enac a rilasciare la certificazione, quando non esiste la conformità urbanistica né per aeroporto né per infrastrutture?”.

“Il decreto ministeriale di novembre 2000, imponeva a tutti gli aeroporti di emanare un piano di risanamento e abbattimento acustico. Il piano è in valutazione al Ministero Ambiente e non è stato ancora attuato. La conseguenza di ciò è che significa che tutto doveva rimanere con lo stesso traffico. In queste situazioni il ministero avrebbe il potere sostitutivo di limitare l’ operatività dell’ aeroporto. Il principio è che si deve tenere conto delle esigenze del vettore e della popolazione, principio disatteso a Firenze”.

“Come possiamo fidarci? – dice Ciulli – perché i soggetti preposti alle verifiche non le fanno?Inoltre per legge, se non si può arrivare a una compensazione del rumore, devono essere fatte le delocalizzazioni al termine della pista. Il cittadino ha il diritto di vedere la propria abitazione traslata cosí com’è, in altra zona a proprie spese, come successo a Pisa. Il problema a Firenze è economico. Solo la questione insonorizzazione vale 25 milioni di euro. Chi paga? A Pisa Enac. A Firenze il gestore o chi per esso?”.

“Vogliamo avere risposte precise sul merito conclude Ciulli –  vogliamo un confronto tecnico, anche con i loro tecnici”.

Marco Magnini, Medicina Democratica, mette in luce anche un altro aspetto. “In tutto il mondo si sta discutendo di chiudere tutti gli aeroporti in città. La presenza di un aeroporto vicino alle abitazioni, oltre a rumore e inquinamento dell’aria, sparge nell’area che comprende la piana intera famiglia fino a Novoli, un  40 per cento in più di polveri sottili”.

Un impatto pesantissimo, che mette in crisi tante iniziative tese a migliorare la qualità dell’aria dell’area alle porte di Firenze.

Per Roberto Budini Gattai, urbanista, Perunaltra città, il focus del problema è  nel prevalere degli interessi per gli appalti piuttosto che per le finalità pubbliche. Con un’aggravante  che riguarda l’ampliamento ulteriore della “porta turistica” in un luogo che già ora subisce l’usura del territorio fisico, artistico e sociale del grande tsunami del turismo di massa (affitti brevi docet).

È da questo punto che riparte il presidente di Italia Nostra Firenze, Leonardo Rombai, che denuncia “il paradosso completo di chi da un lato promette il controllo del turismo e la gestione di un mondo che copre nicchie di lavoro povero e sfruttato, e poi vuole aprire un nuovo ingresso al turismo. Ciò tradisce un progetto di città completamente sorda alle esigenze della residenza e della città dei cittadini. Basti pensare a questa via (via San Gallo, ndr), che era viva di negozi di vicinato, artigiani, bar di quartiere, mentre ora è un susseguirsi di offerte di locazioni brevi, affitti turistici ecc, oltre a ristoranti e bar per turisti. Aprire ulteriormente le porte al turismo è un segnale preciso”.

Esasperati ma non domi i cittadini. “La nostra vita è scandita dagli aerei – dice Maurizio Bracali, Comitato Sorvolati Aeroporto – quando passano gli aerei non si parla, non si vede la TV, e si tratta di aerei sempre più grossi e rumorosi. Senza contare gli impatti gravi sulla salute, ormai evidenti secondo noi, anche nella nostra comunità, e quelli sulla sicurezza. Sono trentacinque anni che chiediamo attenzione, questo è il terzo esposto. Ci sentiamo abbandonati. Siamo soli”.

 

 

 

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