
“E’ il punto di partenza che è sbagliato, non è che la bontà di una società e la sua efficienza dipendano dal fatto che sia pubblica o privata. Ma nemmeno se è mista. Si calcola, al netto della sua utilità, il modello organizzativo calato nello specifico contesto”. Sono chiare le parole di Alberto Biancardi, componente dell’Autorità per l’energia elettrica il gas ed il sistema idrico dal febbraio 2011, uno dei massimi esperti del settore in Italia ed oggi impegnato nella promozione del network Wareg, ovvero un coordinamento a livello europeo fra i regolatori del settore, e chiamato in causa da 7per24. La nostra testata ha decisamente aperto il dibattito sulla ripubblicizzazione dell’acqua sul nostro territorio, progetto che ha come capofila l’assessore Mirko Tutino, il quale dice di aver già pronto un progetto e le banche di sostegno ad esso. Non è una stroncature quella di Biancardi, “non è il nostro compito – sottolinea – e non dipende dall’Autorità la nascita della nuova società. Sono gestori e amministratori a decidere ma certo la regolazione per noi è la stessa sie per il pubblico che per il privato”.
Questo significa che non basta dire “pubblico” perché la ricetta funzioni. “Assolutamente no; ma anche una società mista può funzionare, dipende dal modello di efficienza e naturalmente da costi e mercato – prosegue Biancardi. Per esempio se qualcuno si facesse carico dei debiti della nuova società nel caso fosse Agac Infrastrutture a gestire il servizio idrico, le bollette potrebbero calare. Ma se così non è, se la nuova società avesse difficoltà a stare sul mercato, se i costi finanziari dovessero aumentare, le bollette dei cittadini inevitabilmente sarebbero più salate. Anche se la società fosse pubblica al 100%”.
Maggiore trasparenza specie nei bilanci, servizi migliori, bollette più contenute sono i cavalli di battaglia di Tutino e del Comitato Acqua Bene Comune (che avrebbe già presentato una proiezione della nuova società con pieno equilibrio economico e finanziario) ma anche su questi Biancardi non metterebbe la mano sul fuoco. “La stessa trasparenza di bilancio di una società non dipende dalla forma della società, né se sia quotata in borsa o meno. Dipende molto semplicemente da come sono fatti i bilanci, per esempio se c’è la separazione contabile dei dati nel caso la società operi su più d’un fronte. Ci sono esempi virtuosi e/o negativi in società pubbliche, private e miste”.
Insomma la domanda resta la stessa, posta dalla nostra testata, e almeno per ora senza risposta: conviene ai cittadini il ritorno ad Agac?