Acqua pubblica: tutti gli ostacoli sulla strada di Tutino

L’assessore Mirko Tutino dichiara pronto il progetto finanziario per la ripubblicizzazione dell’acqua ma sulla sua strada molti ostacoli che alla fine faranno saltare l’idea della nuova società. Vi spieghiamo perché
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Tutino cerca di convincere Luca Vecchi che cela l’espressione sotto un paio di ray ban

E’ il suo cavallo di battaglia, ancor più degli autobus Seta: la ripubblicizzazione dell’acqua, oggi gestita da Iren e in un eventuale futuro da Agac Infrastrutture. Fronte che ha aperto sostenendo di fatto le tesi del Comitato reggiano che da anni, dal famoso referendum abrogativo del giugno 2011, si batte perché la gestione del servizio torni in mani totalmente pubbliche. Che gioverebbe agli utenti sotto tutti i punti di vista; il condizionale è d’obbligo.

L’assessore Mirko Tutino, un po’ solitario in giunta su questa partita, ha già buttato il cuore oltre l’ostacolo politico e di dubbia convenienza economica. Annunciando da una serata a tema in quel di Cavriago che il piano di trasformazione è praticamente già pronto e che un pool di banche, assieme alla Cassa depositi e prestiti, sarebbe già altrettanto pronto a scucire il necessario per l’operazione. Ma è veramente così?

Che Tutino lo voglia a tutti costi è certo; la nascita di una nuova società di gestione dell’acqua togliendola ai manager Iren gli gioverebbe e non poco all’immagine popolare. E per uno come lui che non fa mistero di puntare in alto, vincere la delicata partita diverrebbe fondamentale. Per spiccare il salto definitivo della credibilità politica. Ma sulla strada della pubblicizzazione tutiniana dell’acqua ci sono molti ostali.

Il primo è di natura societaria e finanziaria: dividere Agac Infrastrutture da Iren per farvi una società teoricamente a totale gestione pubblica, quindi in mano ai Comuni, costerebbe d’acchito sui 220 milioni di euro. 120-130 sono quelli da dare alla multiservizi per avere in gestione il servizio idrico, tra i 70 e gli 80 invece sono i debiti di Agac. L’ipotetica nuova società partirebbe dunque con questo immane fardello sulle spalle a fronte di un ipotetico fatturato annuale calcolabile attorno ai 70 milioni di euro. In soldoni, si dovrebbe sottostare ad un gigantesco indebitamento con le banche che graverebbe da qui a data da destinarsi sul capo dei singoli cittadini reggiani, almeno per generazioni. Senza contare che i risultati di bilancio di una società ancora inesistente sono ovviamente avvolti nella più totale incertezza e che il funzionamento del meccanismo dei servizi (oggi, bollette a parte, il servizio idrico di Iren è quello meno sottoposto a critiche) è altrettanto avvolto nel mistero. Insomma, la “società pubblica” rischierebbe in realtà di dipendere dalle bizze privatissime delle banche, da interessi, investimenti, debiti contratti.

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La giunta Vecchi (quasi) al gran completo

Il secondo invece è di natura prettamente politica e ne abbiamo già avuto un chiaro segnale nel corso del consiglio comunale in cui si è discusso l’ordine del giorno sul bilancio relativamente alla possibilità della trasformazione dei servizi idrici. Con 7 astensioni nel solo Pd, partito di maggioranza. Ovvero il gruppo consiliare di sala Tricolore si è quasi spaccato in due. Per non parlare del segreto di Pulcinella sulla vicenda acqua che si “cela” in giunta, dove 3 o 4 assessori sarebbero contrari al progetto acqua pubblica. Progetto da cui lo stesso sindaco Luca Vecchi starebbe cercando di smarcarsi. Inoltre dovrebbero accondiscendere al progetto tutti e 45 i sindaci reggiani, situazione altamente improbabile.

Il terzo infine è di natura ideale-ideologica; quelli del Comitato acqua bene comune e di conseguenza lo stesso Tutino, vanno dicendo che la pubblicizzazione dell’acqua servirebbe a calmierare le bollette e al miglioramento della qualità dei servizi. Ma siamo nel campo della pure teoria; magari fosse necessario togliere la “privatizzazione” per migliorare la qualità della vita. La realtà è ben diversa ed oggi i fattori che determinano scelte e prezzi di mercato hanno un mix di provenienza bel oltre la territorialità reggiana.

Ciononostante l’assessore Mirko Tutino continua convinto la sua campagna-battaglia forte anche di uno studio di fattibilità commissionato ad un gruppo di esperti milanesi (la parcella dovrebbe essere a carico di Agac Infrastrutture) avendo contro molti favori del pronostico. In attesa naturalmente del faccia a faccia quando la partita acqua pubblica arriverà sul tavolo della giunta.

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