Iren ancora una volta nel mirino del movimento Acqua Bene Comune per il mancato rimborso di alcune voci in bolletta ingiustamente conteggiate. 20 milioni, secondo i calcoli del movimento, ancora da restituire ai cittadini.
Il rimborso ancora da quantificare dall’ente regionale di controllo (Atersir), è relativo al periodo che va dal 21 luglio al 31 dicembre 2011, quando è entrato in vigore il nuovo metodo tariffario dopo il referendum.
Come spiegano i membri del movimento ”il rimborso sarà calcolato togliendo dalla remunerazione tre voci di costo sostenute dal gestore: oneri finanziari, gli oneri fiscali e gli accantonamenti per la svalutazione crediti.”
“Senza entrare in tecnicismi – prosegue il movimento – diciamo che questa operazione è molto arbitraria e penalizza gli utenti a favore dei gestori. Il rimborso della remunerazione del capitale deve essere integrale e applicato anche al 2012 e 2013. Non sappiamo ancora quanto e quando ci rimborserà Iren, ma dai suoi stessi conti ricaviamo questi valori della remunerazione del capitale in provincia di Reggio Emilia: 3,5 milioni di Euro per il periodo post-referendum del 2011, 8,8 milioni per il 2012 e 9,6 per il 2013. La quota che ci rimborseranno sarà molto inferiore, ma non finisce qui, perché è pendente un ricorso al Tar contro il nuovo metodo tariffario e i ricorsi precedenti hanno sempre dato ragione al Movimento per l’Acqua, a partire dalla Corte Costituzionale”.
Entro metà del 2014 dovrà concludersi il processo di pubblicizzazione della gestione dell’acqua, da quel momento in poi la gestione sarà fuori da logiche di profitto e partecipata dai cittadini per garantirne la trasparenza.
Una lunga battaglia
Per la questione acqua pubblica si apre un nuovo capitolo. Tutto è iniziato coi referendum del 2011 dove venne chiesto ai cittadini se mantenere la gestione dell’acqua in mano pubblica e se tale gestione dovesse restare fuori da logiche di profitto. In entrambi i casi la maggioranza era stata assoluta.
Nonostante ciò la quota di “remunerazione del capitale” (circa 11,5% a Reggio Emilia), abolita dal referendum, era rimasta presente nella bolletta aspettando che l’Autorità dell’Energia Elettrica e Gas studiasse un nuovo metodo che tenesse conto dell’esito del referendum.