C’è la deliziosa caricatura di Giacomo Puccini, che peraltro era suo grande amico,
che suona il piano. Ci sono i manifesti pubblicitari inizi ‘900 che cambiarono per
sempre l’intero stile della grafica pubblicitaria, disegnati dall’irriverente e geniale
illustratore livornese Leonetto Cappiello in cui l’ironia sfrontata tipica della sua terra
si sposò con le novità e il fervore della Parigi di quegli anni di inizio ‘900 in cui Cappiello, nato a Livorno nel 1875 e morto a Parigi nel 1942, si era entusiasticamente trasferito. Un artista che a inizio secolo ha anticipato molti dei temi centrali della comunicazione visiva contemporanea: dal segno immediato alla chiara riconoscibilità dell’immagine, fino al rapporto tra arte, pubblicità e costruzione simbolica dei vari brand.
Ma accanto ad alcuni capolavori dell’artista ci sono anche i lavori degli allievi della scuola a lui dedicata. Stiamo parlando della mostra allestita nei locali fiorentini, sul viale Michelangelo, dell’istituto di alta formazione che dall’illustratore livornese prende il nome: l’Accademia Cappiello, dove si insegna design, design pubblicitario, comunicazione della moda. Fu fondata nel 1956 dal pittore e pubblicista Gastone Canessa con l’intenzione di formare esperti di comunicazione visiva attraverso un lavoro concreto, di laboratorio, che puntasse non alle nuvole ma al progetto vero e proprio. Alla base dell’impresa, l’accattivante, moderna e originale arte del verace livornese Cappiello che della sua origine conservò sempre lo spirito irriverente e il tratto che graffia. Ma che, nella frizzante Parigi della Belle Epoque, aveva gettato alle ortiche ogni vecchio e consolidato codice del disegnare e illustrare per anticipare le nuove tendenze. Operando nel suo campo una vera rivoluzione.
Proprio per celebrare i propri 70 anni, l’ Accademia Cappiello – che da due anni fa
parte del gruppo Hdemy, fondato e presieduto da Nicola Pighi che ha unito per fusione la scuola per grafica pubblicitari milanese- veronese, Nuova Accademia del Design, con la scuola fiorentina – presenta nella sua sede, aperta al pubblico dal 28 maggio al 30 giugno, la mostra “Essere Cappiello. Immagine, memoria e formazione del visivo”. Un progetto impegnativo. “Con questa iniziativa – dice Pighi – non celebriamo soltanto una storia di valore artistico e culturale ma ne riaffermiamo l’attualità attraverso un percorso che continua a parlare al presente”. Così la mostra non è solo fatta dalle avvincenti e più significative opere dell’artista cui si intitola, ma soprattutto da un sottile e dinamico gioco di passato-presente. Lo si realizza accostando ai capolavori del brillante e avveniristico designer livornese – parigino, che cambiò allora radicalmente l’arte e la storia dell’illustrare, le più interessanti creazioni dei suoi allievi, allenati a lavorare nel segno del mix tra tradizione e
contemporaneità.
La mostra abita i corridoi della scuola e le aule dove si insegna e si impara. Firmati Cappiello, ci sono il manifesto del Bitter Campari Florio, quelli della fiera Horticulture di Angers, l’altro di Montecarlo, un altro ancora di Air France che vola in Africa, come alcune copie rare e originali di giornali d’epoca parigini, per esempio L’Assiette au Beurre – “Gens du Monde” nel numero interamente illustrato dal vivace e ironico livornese che è un ritratto vivente della società parigina della Belle Epoque, oppure il raro volantino pubblicitario Le Corset Le Furet, un’elegante piccola enciclopedia di moda e corsetteria di cui in poco spazio si dà l’intera idea del vestire femminile dell’epoca.
Sono solo alcuni esempi dell’arte dell’illustrare di Cappiello. Ce ne sono vari altri in
mostra. Fianco a fianco ad alcuni dei lavori più significativi degli studenti dell’Accademia nel corso dei settant’anni che si stanno celebrando. Per esempio, la serie intitolata “Il mito di Dante” : una raccolta di progetti degli allievi del corso di Exhibition Design in occasione dei 700 anni dalla morte dell’Alighieri . Oltre ad altre opere realizzate dai ragazzi , in particolare quelle che furono presentate a Firenze, alla Biennale internazionale di arte contemporanea e design del 2019.
Dunque non solo un’avvincente retrospettiva, ma anche una testimonianza dell’oggi.
Nella mostra fiorentina le creazioni note come quelle inedite, le illustrazioni e manifesti d’ epoca di Leonetto Cappiello si mettono in rapporto e in conversazione con i lavori degli allievi dell’Accademia. Una conversazione agile, essendo la scuola fiorentina nata e cresciuta nell’intenzione di ispirarsi, pur in altra epoca, se non direttamente alle creazioni dell’artista al cui nome si intitola che, pur allora dirompenti dí modernità, oggi fanno parte del passato, ma alla spinta innovativa di Cappiello, la sua curiosità , la genialità del segno, il suo essere esplosivamente contemporaneo. Dunque proseguendone lo scatto in avanti.
I lavori degli allievi in mostra sono oltre cento, sono stati curati da Stefano Mingaia, coordinatore dei corsi di Interior Design e Product Design, mentre le video-sequenze
sono curate da Rossana Loperfido. La mostra è promossa da Hdemy Group e
realizzata con la partecipazione di LCICA – Leonetto Cappiello International Centre
for Arts e di Galleria d’Arte Athena, e con il patrocinio di Regione Toscana, Comune
di Firenze, Comune di Livorno e ADI Toscana.
L’impresa dei 70 anni dell’Accademia Cappiello assume su di sé svariati significati.
“Significa – secondo il presidente della Toscana, Eugenio Giani – rendere omaggio a
un’eccellenza che ha fatto di Firenze e della Toscana un laboratorio permanente di
creatività e innovazione” . La sindaca di Firenze, Sara Funaro ricorda “la generazione
di professionisti della comunicazione visiva” uscita dall’Accademia ma anche “la
capacità di Firenze di custodire la tradizione artistica aprendosi anche al linguaggio
contemporaneo. “ Il sindaco di Livorno, Luca Salvetti, ricorda con orgoglio il
livornese Cappiello che definisce “ l’inventore del manifesto moderno”. Non c’è solo
il “suo” sindaco a entusiasmarsi per Cappiello. C’era anche Jean Cocteau:
“Caricaturisti come Sem e Cappiello per la verità profonda, l’intensità, l’eleganza
della loro linea, se non arrivano al vivo di Lautrec, sorpassano di molto il valore di
una serie di pittori seriosi».