Firenze – Abitare a Firenze. Forse, l’esempio più simbolico delle difficoltà lo fa il presidente del Tribunale fiorentino, che, come riferito da fonti autorevoli, invitato dal sindaco Dario Nardella alla riunione operativa che si è tenuta ieri a Palazzo Vecchio, ha portato un esempio semplice e calzante: il 50% delle persone che vincono i concorsi presso il Tribunale di Firenze, se vengono da fuori, rinunciano all’incarico. Perché? Perché, nonostante uno stipendio che si aggira sui 1800 euro al mese (all’assunzione) non riescono a sostenere la spesa abitativa. Un biglietto da visita sconfortante, per chi vorrebbe risiedere a Firenze, che lumeggia ancora una volta ciò che subisce la città, stretta fra canoni di locazione che s’impennano, acquisizioni immobiliari ormai in mano alla grande proprietà, un parco case che scarseggia sempre più ed è sempre più preda degli affitti turistici, brevi, da tempo ormai dilagati ben oltre il centro storico (https://www.stamptoscana.it/firenze-studenti-famiglie-e-anziani-la-casa-non-ce-piu-per-nessuno/). Risposta all’attacco? Fare un fronte comune fra città per chiedere al Governo di intervenire sul tema casa sia con finanziamenti che con politiche abitative per i residenti del centro storico, oltre a un appuntamento periodico per affrontare in maniera strutturale i problemi abitativi di Firenze da un lato, ma dall’altro una richiesta che viene spinta sulle ali del “grido fotissimo di emergenza” che sale dalle città, come dice Nardella: la richiesta di un vero Piano Casa, paragnabile a quello che venen varato dall’allora prenier Amintore Fanfani e che da lui prese il nome.
L’ incontro è durato diverse ore e ha visto una cinquantina di attori fra politici, autorità cittadine, esperti, magistrati , sindacati e i principali stakeholder della città affrontare il tema dell’abitare a Firenze, confrontandosi sui vari aspetti del problema casa: dalla necessità di nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica alla necessità di disciplinare gli affitti turistici.
“Sul tema dell’abitare il grido d’allarme delle città italiane è diventato fortissimo – ha sottolineato il sindaco Dario Nardella – c’è la necessità di avere un Piano nazionale per la casa. Abbiamo convocato questo incontro, che è stato molto utile, per affrontare l’emergenza abitativa. Abbiamo invitato tutti gli attori che, a diverso titolo, sono coinvolti nella grande questione dell’abitare a Firenze, tema complesso che interessa i cittadini, gli studenti, i turisti”.
“Abbiamo una città che deve essere aperta a tutti, a prescindere alle condizioni economiche. Una città che deve essere inclusiva, dalle fasce meno abbienti e deboli, che vuole essere a misura di studenti, accogliente per i turisti, internazionale. Una sfida complessa e difficile, resa ancora più problematica grazie al covid, che ha aumentato le disuguaglianze, alla crisi energetica, all’aumento dei tassi di interesse che ha prodotto una umento medio di cento euro al mese delal rata del mutuo, all’inflazione salita all’8-10% che si è scaricata sul potere d’acquisto delle persone che si sono trovate a salari invariati. Il combinato disposto di tutte queste condizioni ha determinato un quadro difficile, non solo per Firenze”. Il sindaco ha ricordato il convegno di Milano e quello che si terrà a Bologna tra due giorni sulla questione delle politiche abitative. “Il grido d’allarme delle città è diventato fortissimo”.
“Abbiamo trovato tanti punti di contatto – ha spiegato Nardella – il primo è la richiesta di avere, una volta per tutte, un vero e proprio Piano nazionale per la casa, come è stato il Piano Fanfani, che preveda risorse per riqualificare il patrimonio residenziale pubblico, strumenti economici, come incentivi ai contratti lunghi o il contributo affitto, che purtroppo è stato cancellato”. “C’è l’esigenza di avere un Piano casa che contenga anche delle misure normative – ha spiegato il sindaco – perché oggi le amministrazioni comunali hanno pochi strumenti di questo genere per controllare e limitare gli affitti turistici brevi, per favorire gli affitti lunghi o per aiutare le famiglie in difficoltà”. Declinando nel concreto, aiuti fiscali per favorire l’accesso alla casa dei nuvlei famigliari, di strumenti come le garanzie per favorire gli affitti di lungo periodo, di norme nuove per affrontare il problema degli affitti turistici brevi, di fondi che devono essere reintegrati per investire sul patrimonio immobiliare di edilizia residenziale pubblica, o per rirpristinare e riqualificare alloggi di edilizia residenziale pubblica. “Ne abbiamo, ad esempio, 1200 in tutta l’area metropolitana, che devono essere recuperati e rigenerati. Un piano casa che contenga anche delle risorse economiche. Lo dico con grande chiarezza, come sta emergendo anche dalla riunine di oggi: senza soldi, il tema dell’emergenza abitativa non si affronta. Senza risorse, rischiamo di avvitarci attorno a una discussione da cui non si sa come uscire”.
“Secondo aspetto – ha aggiunto Nardella – la proposta che ho lanciato a questo tavolo è scrivere insieme, da qui ai prossimi mesi, un patto per fare di Firenze una città che sia davvero accessibile a tutti: alle famiglie in difficoltà, alle giovani coppie che cercano casa, agli studenti universitari, ai manager internazionali. Una città dove la questione dell’abitare non sia un terreno di conflitto tra portatori di interessi contrapposti, ma sia un terreno in cui tutti insieme ci facciamo carico del problema e diamo una mano per costruire una strategia che riguarda non solo Firenze, ma anche tutta l’area metropolitana”.
Al di là dei numeri dell’abitare, che restano sempre importanti ma che sembrerebbero registrare, negli ultimi mesi, un leggero calo degli sfratti (da oltre 150 al mese a circa 130, con 330 procedimenti in corso di cui 169 nella sola Firenze) è la percentuale del reddito famigliare impiegato nei costi della casa a fare paura. Secondo i calcoli del Sunia, presentati la scorsa settimana, le spese per l’abitare (affitto o rata del mutuo, spese condominiali) gravano per oltre il 53% sul reddito familiare. Una situazione che riguarda il 64% delle famiglie del campione dell’indagine condotta dal Sunia-Cgil. Circa il tema sfratti ed edilizia popolare, pesa anche il problema degli alloggi cosidetti di risulta vuoti, che sono, come ricorda il sindaco Dario Nardella, 1200 sull’area metroplitiana di cui circa 800 sulla sola Firenze. “Il probpema è quello delle risorse – continua il sindaco – senza soldi, la questione abitativa non s’affronta. Abbiamo risorse per rigenerare circa 350 degli alloggi ad ora vuoti”. Insomma, la questione torna sempre al punto di partenza: senza risorse dal governo centrale, il territorio può fare poco, o meglio, non potrà mai dare una risposta strutturale al problema. Circa il dato degli alloggi di risulta, l’assessora alla casa Bendetta Albanese precisa che il numero “è dinamico, in quanto continuamente in evoluzione”. Tuttavia, fra uscite volontarie o per mortalità ed altre situazioni possibili, il numero non cambia da svariati anni. “Analizzando il dato, l’assessora precisa anche che “una parte degli alloggi di risulta vede già finanziati i cantieri”.
“Il grande punto comune che è emerso oggi – commenta la segretaria reginale del sunia Laura Grandi – è che tutti i partecipanti hanno concordato che il dato reale a Firenze è che l’emergenza abitativa è da intendersi come impossibilità di trovare casa, e soprattutto che la città sta diventando off limits per i ceti medio bassi sempre più impoveriti, che comporta l’allargarsi alllamante della platea delle persone che non possono permettesi una casa a Firenze. Ovviamente è difficile trovare soluzioni immediate. C’è da lavorare, intervenendo a livello locale su quello su cui è possibile intervenire, e facendosi portavoce, a livello nazionale, di un’esigenza di più risorse, di più finanziamenti per l’edilizia pubblica, di modifiche della legge 431 per gli affitti brevi, e di incentivare il canale degli affitti concordati”.
All’incontro, convocato dal sindaco Dario Nardella insieme all’assessore alla Casa Benedetta Albanese, hanno partecipato anche gli assessori a welfare Sara Funaro, alle politiche giovanili Cosimo Guccione e all’università Titta Meucci e il presidente di Casa spa Luca Talluri. Presenti anche docenti universitari, sindacati degli inquilini e proprietari immobiliari, Casa Spa, Fondazione CR Firenze e rappresentanti di studenti e sindacati.