“I 5 Stelle in questi anni si sono radicati sul territorio, mentre la sinistra ha tagliato le proprie radici sociali, culturali e organizzative, lasciando uno spazio vuoto. Il voto a sinistra si è liberato dalle appartenenze di un tempo e questo non è un fatto necessariamente negativo, il problema è che non trova nuovi punti di riferimento”. Ha militato fin da ragazzo nel Pci-Pds-Ds e poi nel Pd, ma ora – complice anche la vicenda delle ultime primarie e la sua “espulsione” dalla giunta comunale, da due anni l’ex assessore Franco Corradini non ha più la tessera del partito e guarda le vicende politiche dall’osservatorio dell’associazione culturale “Porto Franco”, creata anche per “stimolare il dibattitto sul futuro della sinistra e del Pd”.
Corradini, è sorpreso dal risultato elettorale su scala nazionale?
“Affatto, anche se è un dato eclatante. Renzi ha avuto anche dei meriti, all’inizio, in termini d’innovazione, ma oggi questa fase si è chiusa, come certificano le ultime elezioni. E bisogna cambiare registro. Sentir parlare ancora di lanciafiamme e rottamazione dà il senso spiacevole che non si renda conto di questa esigenza di cambiamento”.
Quindi?
“Le politiche messe in campo dal Governo non sono sufficienti. Renzi ha tagliato le radici del Pd. Senza radici fai un partito dinamico ma con il fiato corto, pieno di renziani ex-post-ultra che senza valori e ideali sono a caccia di poltrone: l’arroganza con i sindacati e con gli altri corpi intermedi, all’inizio sembra forza ma nei tempi lunghi è debolezza. E non coglie neppure i fermanti non solo di protesta ma anche di cambiamento. E’ evidente il deficit di capacità di leggere la realtà da parte del Governo e del Pd. Forse l’uomo solo al comando è causa di questo deficit”.
D’accordo con l’ex premier Romano Prodi quando dice che se non cambiano le politiche, il politico cambiato invecchia anche in un paio d’anni?
“Sicuramente la situazione è cambiata. Quando i dati economici mostrano che il tuo Paese va a rilento nella ripresa mentre gli altri Paesi vicini vanno più veloci, quando gli altri arretrano e tu sprofondi vuol dire che c’è un problema vero da risolvere e in questo senso il bonus degli 80 euro non basta. E’ un problema del sistema Paese che a Reggio Emilia, ad esempio, si manifesta con la gestione della Mediopadana: si è ancora fermi alle ipotesi di come raggiungere le principali città italiane ed europee quando non si è neppure ancora in grado di garantire collegamenti efficaci tra la stazione e il nostro centro città”.

Non possiamo guardare al passato. Chi fa politica deve confrontarsi con la realtà, trovare soluzioni e, sulla base di queste, darsi l’organizzazione politica più appropriata. L’idea di sbarazzarsi della forma partito come annunciata dall’entourage renziano non mi trova d’accordo, intendo la cancellazione della rappresentanza politica rimettendo tutto alla capacità del leader di far mediazione. Allo stesso tempo vedo forme desuete di interpretare la politica. Penso a Reggio Emilia dove ci sono i renziani della prima, seconda, terza ora, ci sono gli ex bersaniani diventati renziani e gli ex civatiani che non si sa che cosa siano diventati e la discussione è a zero. Si propongono fuochi d’artificio per l’anteprima di Festareggio mentre di questioni vere non si discute”.
Vale a dire?
“Penso al deficit dell’economia cooperativa che ha avuto pesanti ripercussioni su tante famiglie, ai temi legati alla qualità del vivere a Reggio, in primis la sicurezza che è un punto su cui non viene mostrata una prospettiva. Poi ci sono i migliaia di ragazzi in cerca di lavoro, giovani reggiani. Lo sa che Reggio Emilia è tra le prime 5 città italiane più giovani, anche grazie alla presenza dei migranti? Che cosa si fa per assicurare un futuro non di precarietà o emigrazione forzata? Insomma dei problemi di Reggio non si parla. Casina è piccola, ma se si dorme non resterà un caso isolato. A S. Martino in Rio quanti voti ha perso il Pd? Faccio notare che oggi il Partito democratico ha circa 3mila aderenti, quando è nato il nuovo partito nella nostra provincia raccoglieva 30mila iscritti. Qualcosa vorrà dire…”.
Provi a dire…
“Senza nostalgie per i 30milia iscritti, penso che non basti affrontare tutto ciò con una scrollata di spalle e dicendo, come già in molti fanno, ad esempio Rondolino, di volersi sbarazzare di ogni organizzazione politica e affidare il tutto ai cittadini in un rapporto diretto con il leader. Forse questo va bene per assistere a spettacoli di fuochi d’artificio ma non a intercettare emergenze e potenzialità del territorio. Presto che è tardi, caro Pd”.