A Parigi due oasi di pace immersi nell’arte orientale

Parigi – Oasi di pace e percorsi di ascesi e meditazione sono proposti in questi giorni a Parigi da due musei mentre infuria la guerra in Ucraina e l’impatto della pandemia continua a suggerire altri modi di vita meno concitati. A scendere in campo sono due musei di arte orientale, il Cernuschi e il Guimet, due mete che hanno splendide collezioni permanenti da cercare di includere durante i soggiorni nella capitale francese.

Il primo, nato dalla donazione del banchiere e patriota italiano Enrico Cernuschi naturalizzato francese nel 1870, offre nella sua bella palazzina che si affaccia sul Parc Monceau uno sguardo sulla pittura antica cinese. Intitolata « Dipingere fuori dal mondo –Monaci e letterati delle dinastie Ming e Qing », l’esposizione è una raffinatissima carrellata sui capolavori –pitture e calligrafie – dei grandi maestri di queste due dinastie che hanno regnato la prima tra il 1368 e il 1644, la seconda dal 1644 al 1922). Questi tesori, per la prima volta esposti in Europa, erano stati  riuniti  a Hong Kong dal collezionista Chih Lo Lou che li considerava «il padiglione della felicita’ perfetta »

Come spiega il museo, queste opere sono state create tra il XV e l ‘inizio del XVIII secolo, « un periodo segnato da una profonda rottura storica »  fatto di miserie e grandezze che  incentiva « le millenarie aspirazioni dei saggi e dei poeti a ritirarsi dal mondo e vivere tra foreste e montagne » e che allora avevano trovato una nuova dimensione grazie ai pennelli di pittori letterati, come Shen Zhou, Wen Zhengming e i monaci Bada Shanren e Shitao. Tutte le opere, aveva spiegato Chi Lo Lou nel farne la donazione alla sua città, dovevano essere il riflesso dei « sentimenti di integrità  e di lealtà » degli artisti ed unire alle qualità estetiche anche « i valori umanistici ereditati dalla tradizione letteraria ».

Anche chi ha poca familiarità con la pittura cinese, viene immediatamente colpito dal senso di pace e di grande raffinatezza delle opere, in cui l’aspirazione alla vita ritirata si traduce con la scuola di Wu in magnifici rotoli di seta in cui giardini e figure di eremiti, con sullo sfondo montagne, ne diventano i temi centrali. Come nel « Giovane Qian che legge » di  Shen Zou in cui si vede un uomo nella sua casetta immersa in un idilliaco giardino, nella solitudine più totale. In questi rifugi dal mondo, assai ricercati in quel periodo da numerosi intellettuali che volevano sfuggire alle incertezze della vita mandarinale, si meditava , si leggeva e si dipingeva, da come si può ammirare, un rotolo dopo l’altro. La pittura poi evolve verso  una visione dell’arte legata alle opere del passato, a paesaggi ideali , sempre accompagnati dalla calligrafia.

Il museo Guimet ha invece dedicato una mostra  allo Yoga – asceti, yogi e sufi – in cui si ripercorrono i legami tra questi diversi cammini verso la meditazione e l’ascesi.  Anche in India il ritiro dal mondo appare una risposta in grado di liberarci dal peso della vita. Come spiega il catalogo « l’aspirazione alla rinuncia é probabilmente legata al credo della reincarnazione, percepita come una sofferenza da cui l’uomo cerca di liberarsi ». L’asceta comunque, come si può accertare dalla magnifica iconografia esposta, é una figura ricorrente nel mondo indiano, quale che sia la religione .  A campeggiare nella mostra é il Brahamanesimo che si concentra sulla tensione  tra la vita mondala e la rinuncia, sviluppando una disciplina mentale e corporea che chiama Yoga e ritiene la via per progredire sul difficile cammino della liberazione. Oltre a seguire l’evoluzione dello yoga che  da hatha yoga (yoga della forza) nasce come sforzo violento,  volto a costruire uno spirito inflessibile in un corpo fluido per poi trasformarsi in una moltiplicazione di posture,  la mostra ritraccia anche, con miniature dell’epoca moghol, come  attraverso il misticismo sufi l’Islam si avvicina alle tradizioni nate nell’antica India. In queste belle miniature si vede come gli artisti di quel periodo (XVI secolo) si sentano ispirati dalla figura degli asceti e dalle posture dello yoga.

Foto: Yoga in famiglia al museo Guimet (foto Musée Guimet)

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