94 anni, vedova e semicieca, rischia lo sfratto dalla casa dove abita da sei decenni: triplicato il canone

Rete Antisfratto: “Lacrime di coccodrillo della politica, ci vuole canone equo e blocco degli sfratti”

Firenze – La storia, nella sua drammaticità, è semplice: la signora Franca, 94 anni, semcieica, vedova, che cammina cn un deambulatore, verrà sfratata dalla casa di Firenze Nord dove vive da circa sessant’anni. Perché? Finita locazione, e aumento triplo dell’affitto. Da 450 a 1200 euro. “Non lo sa- dice la figlia ai quitidiani cittadini e alle agenzie – se lo sapesse, morirebbe di dolore”.

Già. Perché con la pensione minima più la reversibilità del marito morto, la signora Franca arriverebbe a pagare l’affitto e basta. Niente da mangiare, niente per le medicine, niente per vivere. E se la famiglia della figlia potrebbe dare una mano, non può però sostenere il peso di quel canone triplicato. Dunque?

Un caso che chiama alla mente quello di Marucarmen, la signora spagnola che ha dato il via alla protesta della casa in Spagna: 84 anni, viveva nella stessa casa da circa 60 anni, passa all’improvviso da 500 euro mensii a 2500 Sfratto. E piazze in rivolta.

Perché il vero problema non sono, o meglio, non sono solo Franca e Maricarmen, come spiega Palagi, il consigliere comunale di Spc che da decenni si occupa dei problemi abitativi. Il problema vero è un sistema che non dà più tutela al diritto alla casa, anche in Toscana: “Nel 2025 sono stati eseguiti con la forza pubblica 312 sfratti, più di uno per ogni giorno lavorativo, e le richieste di esecuzione sono state 2.004, il 35% di tutta la Toscana”. Allora, dice ancora Palagi, “chiederemo a tutti i gruppi consiliari le firme per convocare un Consiglio straordinario sull’abitare, come prevede l’articolo 39 del Testo unico degli enti locali”. Del resto, è stato il sindaco di Campi Bisenzio, in questi giorni a chiedere alla Prefettura una moratoria degli sfratti. Palagi si unisce e aggiunge: “”Nessuna esecuzione con la forza pubblica senza un alloggio alternativo”.

La storia, comparsa sul Corriere Fiorentino raccontata dalla figlia (che si è rivolta al Sunia) è diventata subito argomento di dibattito in città. La vicinanza con la storia di Maricarmen è troppo evidente. Ma c’è di più dell’impatto emotivo, perché si inserisce in un lungo dibattito che da anni sta stringendo la città.  “Se non sei ricco e sei anziano, non dovresti ostinarti a voler vivere a Firenze e non importa se in quella casa hai trascorso sessant’anni e hai sempre pagato l’affitto: se non puoi permetterti il prezzo triplicato che il mercato, o meglio il proprietario pretende, devi andartene”,  si legge in una nota di Salviamo Firenze per Viverci. La nota continua: “Siamo di fronte a un fallimento sociale che si misura con il numero degli sfratti e con l’aumento dei canoni di locazione, ma si fonda anche sulla caduta morale della nostra città, dove è diventato accettabile speculare su tutto, anche sulla fragilità delle persone, e dove avere un minimo di decenza, accontentarsi di un guadagno giusto anziché inseguire il massimo profitto possibile, sembra ormai un atteggiamento da ingenue anime belle” . Di fatto a trionfare è il cinismo, secondo il comitato, il “cinismo di un mercato immobiliare che trasforma ogni abitazione in un asset e ogni abitante che non può permetterselo in un ostacolo da rimuovere, ma c’è anche il cinismo di una città che si abitua a tutto, che continua a raccontarsi come accogliente e solidale, mentre espelle silenziosamente chi non ha abbastanza”. soldi per restare.

Anche la sindaca Sara Funaro ha voluto affidare a una nota il suo sentire: ““Una vicenda totalmente inaccettabile. Non è minimamente tollerabile che una donna di 94 anni, con fragilità importanti, che vive nella stessa casa da oltre sessant’anni, dove ha i ricordi di tutta una vita, debba rischiare di essere mandata via. Di fronte a una storia come questa, viene da chiedersi se si è perso completamente il senso di umanità. Il tema qui non è quello delle risposte e degli strumenti che il Comune può mettere a disposizione. Questa signora già riceve il contributo affitto, saremmo subito pronti a dare una risposta nel caso fosse necessario. Ma qui c’è un problema che va oltre quello che può fare un’amministrazione: non si può pensare di togliere la casa a una donna di 94 anni, tra l’altro per finita locazione, in condizioni di così grande fragilità, senza interrogarsi sulle conseguenze di una scelta del genere. Per questo faremo tutto quello che possiamo per tutelarla e voglio avviare un’interlocuzione diretta con la proprietà. Dobbiamo parlare e trovare una soluzione, perché questa situazione venga fermata prima che possa partire lo sfratto per finita locazione. Faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità perché questo non avvenga”.

E’ dalla Rete Antisfratto Fiorentina tuttavia che arriva un commento “sul campo”. “La storia della vecchina può colpire particolarmente, ma il meccanismo a 93 anni o per una famiglia con minori o per un single qualsiasi, è sempre uguale: sfratti anche a persone che pagano 800 euro, cui non viene rinnovato il contratto per finita locazione se non con rialzi del canone impossibili – riassume Giuseppe Cazzato – Il punto è che tutto ciò è la regola e colpisce tutti i cittadini. Come Rete Antisfratto ora e come Movimento per la Casa prima, siamo stati i soli a difendere gli sfrattati, e siamo stati gli unici che hanno cercato in tutti i modi di bloccare questa deriva, rischiando e prendendo denunce, condanne, ecc, in nome di una legalità che non fa mai rima con giustizia. Facili lacrime di coccodrillo ora, quando la situazione è ormai sfuggita di mano. Per intervenire sul serio ci vogliono normative nazionali, ma le stesse forze politiche che ora si lamentano e piangono, a suo tempo hanno cancellato l’equo canone, hanno dato la stura agli sfratti, non hanno fatto nulla per proteggere le città, anzi; il tutto per tutelare un diritto del proprietario che non può solo per questo titolo essere giustificato a percepire redditi più alti di ci suda e lavora e per di più meno tassati. Per affrontare la situazione ora ci vuole radicalità di intenti e proposte, affitti equi e reale blocco degli sfratti. Invece il governo accelera e aggrava le procedure di sfratto, le pene per chi difende gli sfrattati, e consegna gli ultimi residui di case popolari al patrimonio Ers, ovvero agli accordi con i privati”.

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