Montedomini, Salviamo Firenze: “Movimentazioni al 79A di via Guelfa”, l’Asp: “Tutto regolare”

L’ente: “Non appartiene a Sant’Agnese”, il Comitato: “Ci risulta sia l’ex sagrestia”

Firenze – E’ un piccolo giallo, ancora non completamente fugato. Tutto parte dalle segnalazioni di numerosi cittadini al comitato Salviamo Firenze per Viverci: con tanto di foto e video, segnalano che al 79A di via Guelfa, dentro il complesso di Sant’Agnese, ci sono movimentazioni di pietre, calcinacci e anche scorie più consistenti. Ma di avvisi non ce ne sono: né un cartello cantiere, né qualcosa che in qualche modo faccia capire che tipo di lavori si stanno eseguendo. Complice la vicinanza con un altro immobile assurto agli onori delle cronache cittadine, quel civico n.81 che catapultò l’Asp Montedomini nel dibattito pubblico grazie al fatto che la sua gestione era stata affidata a una società esterna che lo aveva gettato nel mercato degli affitti brevi, la cosa non poteva passare inosservata.

Così la segnalazione è arrivata al Comitato: “Nei giorni scorsi siamo stati contattati da alcuni residenti che ci segnalavano lavori importanti e continui, con demolizioni e detriti portati via”, si legge in un post su WhatsApp di Massimo Torelli. Ma il vero problema è che da un lato non ci sono avvisi sul portone,, dall’altro, come spiega Francesco Torrigiani, a essere portati via non sono solo calcinacci, ma “pezzi anche di ferro e di cemento armato, quindi lavori importanti”. Ma allora, l’avvocato Frittelli, presidente di Mntedomin, lo sa? O la questione è ormai sfuggita di mano a tutti?

L’altra questione si rifà alla questione precedente, quella del civico al n. 81. Perché, dice Torelli, se l’81 è tutelato, lo sarà anche il 79A”. Del resto, insiste Torelli, visto che entrambi fanno parte dell’ex complesso di Sant’Agnese, perché si sarebbe dovuta fare distinzione? Tra l’altro il civico in questione non era stato attenzionato nel momento in cui l’affaire Montedomini era scoppiato, in quanto “ l’avviso era per utilizzo commerciale”. Il bando, per la precisione, riuniva in un solo lotto due immobili, quelli che si trovano al 79A e all’85. Canone di affitto, 4.900 euro al mese; previsti lavori per circa 600mila euro, di cui “180mila in capo a Montedomini”. Il bando è scaduto l’8 giugno scorso. Qual è stato l’esito?

Rapida nota di risposta di Montedomini: tutto a posto, tranquilli.

Non ci sono cantieri anomali al 79A, i lavori attenzionati dai cittadini riguardano semplici “operazioni di pulizia e rimozione materiali”, ovvero si ripulisce il sito dalle macerie provenienti “da più aree del civico 83”. Inoltre per questo tipo di operazioni di risulta non sono richiesti “titoli abilitativi”. Oltre a ciò, si precisa che il 79A non risulta appartenere al complesso di Sant’Agnese, epperò l’utilizzo del suddetto civico è obbligato, in quanto “unico accesso diretto dal giardino alla strada”. Che c’entra il giardino? C’entra, perché per i lavori all’83 si è dovuto innalzare un “castello di tiro”, sulla facciata interna dell’unità immobiliare, affacciata sui giardini, dicono da Montedomini. Quindi, per portare fuori le macerie di risulta, l’unico passaggio obbligato è il civico oggetto di attenzione. Ma la nota produce anche altre informazioni: per esempio, che la sorveglianza tecnica dei lavori al civico 83 è stata posta in capo a un professionista esterno (incarico del 19 marzo 2025) e anche che il bando di locazione che comprendeva i civici 79A e 85 “è andato deserto”. Ricapitolando, non c’è cantiere al civico n. 79A di via Guelfa, non fa parte del complesso di Sant’Agnese pur servendo i lavori di ristrutturazione di altre unità del complesso, e l’avviso di locazione del lotto di cui fa parte con il civico n.85 è andato deserto. Inoltre, la nota, che pur apre ad ogni confronto e dichiara la disponibilità dell’ente a qualsiasi richiesta di informazione, raccomanda anche ai cittadini di informarsi bene.

La risposta di Montedomini tuttavia provoca una ulteriore raffica di domande, da parte del Comitato. Rispondono infatti Torelli e Torrigiani, a nome di Salviamo Firenze e dei cittadini che hanno rivolto al Comitato le segnalazioni, dopo un sentito grazie all’Asp per la sollecita nota: “La prima notizia, che la gara per l’aggiudicazione del lotto 79A-85 è andata deserta è una notizia importante, ma come e dove poteva apprenderlo la cittadinanza?”. Di conseguenza, grazie per la raccomandazione di informarsi, ma lo si può fare solo quando le notizie sono disponibili. Inoltre, prosegue il Comitato, “abbiamo una curiosità: a quale attività commerciale pensava Montedomini? Considerato l’importo dei lavori previsti e il canone richiesto, immaginiamo un’attività economicamente molto remunerativa”. Insomma: quale?

Il secondo punto, ovvero la risposta che riguarda l’attività di pulizia e rimozione materiali, non convince il Comitato, che asserisce di aver visto operazioni ben più importanti, come “la movimentazione di calcinacci, armature metalliche con residui di calcestruzzo ancora attaccati e profilati metallici, alcuni lunghi circa due metri”. Ma la di là della definizione delle attività, incalza Salviamo Firenze, che ne è della sicurezza delle operazioni svolte? E della tracciabilità dei rifiuti? Ancora: chi è il professionista esterno di cui si trova notizia nella nota dell’Asp? Perché i materiali “provenienti da via Guelfa 83, edificio interessato dalla vicenda degli affitti brevi, viene gestito direttamente da Montedomini”? E perché viene trasportato e depositato in questa sede? “. Il professionista incaricato era o è a conoscenza delle modalità con cui le operazioni vengono svolte in via Guelfa? Infine, un’ultima richiesta di informazioni, da parte dei cittadini, riguarda l’appartenenza del civico 79A al complesso di Sant’Agnese. La nota dell’Asp sostiene che l’unità in questione non appartiene al complesso, ma “secondo le nostre ricerche – dicono dal Comitato – l’immobile in questione dovrebbe farne parte, risultando essere costituito dai locali della vecchia sagrestia. Ma chiediamo ulteriori lumi all’Asp”.

Del resto, la trasparenza è d’obbligo, dal momento che sul complesso di Sant’Agnese grava la dichiarazione pubblica della sindaca Funaro, che aveva ribadito a chiare lettere in una seduta del consiglio comunale, che il complesso sarebbe restato pubblico. Ma il problema vero è, come conclude Torelli: “Quanto sarebbe rimasto disponibile, del complesso di Sant’Agnese, per la città?”.

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