La nuova legge francese sull’Ultra Fast Fashion

Il dibattito organizzato da Confindustria Toscana Nord e altre associazioni

Prato – Al Museo del Tessuto di Prato si è tenuto un incontro organizzato da Confindustria Toscana Nord e altre associazioni dal titolo. “La regolamentazione francese sull’Ultra Fast Fashion: impatti legali e nuove strategie di design”. Un’iniziativa per affrontare la nuova legge francese sull’«ultra-fast fashion» che mira a ridurre l’impatto ambientale della moda attraverso una serie di misure come tasse più alte per i prodotti inquinanti, l’introduzione di un sistema di “eco-score”, ovvero un’etichettatura che valuta l’impatto ambientale di un capo, analizzando materiali, emissioni, consumo di risorse e riciclabilità;il divieto di pubblicità comprese le collaborazioni con gli influencer per i capi ultra-veloci; una serie di obblighi di informazione  attraverso i quali le piattaforme di e-commerce devono informare i consumatori sull’impatto ambientale dei capi acquistati. 

Tema centrale del dibattito l’impatto della norma francese sulle aziende italiane e del distretto pratese uno tra i più importanti a livello europeo, analizzando i processi di design e le strategie produttive.

Dopo i saluti di Giuseppe Moretti, presidente dell’associazione Ex Allievi ITS Buzzi e vicepresidente della Fondazione Museo del Tessuto, ha preso la parola Francesco Marini, presidente della sezione Sistema Moda di Confindustria Toscana Nord, -Un tema molto sentito soprattutto per le nostre aziende, ma ci vuole un passo in più che può vanificarsi per condotte poco etiche di altre aziende. Essenziale è la reciprocità tra gli Stati. Per questo Confindustria Moda Nazionale ha presentato in Senato una serie di urgenze: formazione, welfare di filiera e ricambio generazionale; legge di contrasto all’ultra fast fashion e Tavolo della Legalità di Filiera; Piano Nazionale di Comunicazione sul made in Italy. Servono risorse e se l’Europa crede nel rilancio del settore moda deve attuare delle politiche di protezione delle frontiere. Utile sarebbe un passaporto digitale del prodotto che promuove la sostenibilità e l’economia circolare nell’UE includendo dati su origine, materiali, impatto ambientale, riparabilità e sua riciclabilità,che vanno nella direzione della sua trasparenza e conseguentemente di aiuto al consumatore, ma che ancora non vede alcuna attuazione”.

A seguire Silvia Gambi, founder di Solo Moda Sostenibile, che ha spiegato quanto il cambiamento non riguardi solo chi consuma, e che aziende e governi dovrebbero avere il coraggio di invertire la rotta verso una moda davvero sostenibile. Una posizione critica riguardo alla norma francese,perché,- essa non definisce bene cos’è l’ultra fast fashion”.

Per Roberto Rosati,titolare del Lanificio Fortex, – La mia azienda si occupa del riciclo dagli anni ‘20 e ben conosce come si fa a dar vita nuova ad un indumento. L’Ultra Fast Fashion invade il nostro mercato con prodotti non riciclabili e a soffrirne è l’ambiente. Se non si attuano soluzioni per il riciclo e mi riferisco alla produzione della aziende che producono nella piana Firenze-Prato-Pistoia, entro il 2029,saremo al collasso”.

Massimo Bruni, titolare di Moma Concept, -Secondo il mio parere la proposta francese vuole dire altro. Ovvero abbassare il livello del Made in Italy per alzare quello del Made in Europa,per poi alla fine innalzare il Made in France. Starei attento a legarmi alla Francia perché i francesi sono nazionalisti e non hanno in mente gli altri. La Francia vuole tutelare i propri interessi e questa norma va nella direzione di tutelare il Made in Francia”.

Aldo Godi, co-fondatore dello Studio Legale TML, -La legge francese presenta pecche importanti perché non scioglie i nodi sulla comunicazione, sulle diciture e tanto altro ancora circa i prodotti manifatturieri. Infatti la Commissione Europea ha commentato come questa legge non vada nella giusta direzione.”

Dunque la norma francese se è un passo avanti per combattere la concorrenza sleale e proteggere l’ambiente, e che può servire da modello per il resto d’Europa, dato che è la prima nazione a intervenire su questo fronte, tuttavia,per la Commissione Europea, si limita ad una proposta interessante. Diverse infatti le criticità ad essa sollevate a partire dalla definizione “troppo vaga” di “ultra-fast fashion” e per l’uso dell’eco-score suggerendo che i meccanismi di classificazione dell’impatto ambientale dovrebbero rimanere volontari. Inoltre, la proposta francese rischia di non essere ambiziosa a sufficienza,perché mirerebbe a colpire principalmente i colossi cinesi (Shein e Temu) escludendo gran parte del mercato europeo.

A moderare l’incontro è stato Marco Dominici, presidente dell’Ordine dei Periti Industriali e Periti Industriali Laureati della provincia di Prato.

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