La polemicaManodori, Unicredit e un patrimonio in fumo

Ecco perché la linea difensiva della Fondazione non tiene

Duro botta e risposta tra la Fondazione Manodori e il vicepresidente della Provincia Pierluigi Saccardi che dalle pagine della Gazzetta di Reggio nei giorni scorsi aveva lanciato un durissimo j’accuse all’indirizzo della gestione Borghi.

“Il patrimonio della Fondazione Manodori a valore di mercato ammonta oggi a 150 milioni di euro, a cui vanno aggiunti 8 milioni investiti in Palazzo da Mosto, e non a 90 milioni come afferma il vicepresidente Saccardi. – si legge nella nota di palazzo del Monte – Una cifra decisamente superiore alla dotazione che la Fondazione aveva nel 1991, quando è stata costituita. A questo proposito si ricorda che all’atto della costituzione il patrimonio risultava pari a 71 milioni di euro. Un importo che rivalutato ai valori odierni sarebbe di 121 milioni di euro, valore inferiore a quello attuale determinato peraltro da una fase di recessione e di crisi finanziaria senza precedenti come quella che stiamo attraversando”.

“È destituito di ogni fondamento – prosegue la nota – il dato riportato nell’intervista riferito alla percentuale di patrimonio della Fondazione investito in UniCredit che si afferma essere del 95%.  Attualmente l’investimento in UniCredit è infatti inferiore al 65%. Una percentuale che il percorso di diversificazione intrapreso intende ridurre, non appena le condizioni di mercato lo permetteranno. Come è noto, a gennaio 2012 la Fondazione Manodori ha aderito in modo parziale all’aumento di capitale di UniCredit acquistando 14 milioni di azioni a 2,69 euro l’una. In caso di vendita in data odierna si otterrebbe una plusvalenza di oltre il 20% per un totale di quasi 8 milioni di euro. Senza considerare che l’adesione all’aumento di capitale ha abbassato il valore medio del prezzo di carico delle azioni UniCredit per la Fondazione, contribuendo ad accelerare il percorso di diversificazione. Nel caso invece non si fosse aderito all’aumento scegliendo di vendere tutti i diritti, si sarebbero ricavati oltre 23 milioni di euro, facendo registrare contemporaneamente una perdita di patrimonio di pari importo.”.

Da una analisi di quello che è accaduto negli ultimi 5 anni sotto la gestione Borghi, è vero che rispetto all’ultimo aumento di capitale si otterrebbe una plusvalenza di oltre il 20% ed è anche vero che si è così abbassato il prezzo di carico medio delle azioni (il prezzo d’acquisto), tuttavia per avere un quadro completo bisogna considerare che oggi il valore di mercato della partecipazione bancaria della Manodori non supera i 90 milioni. Valore che negli ultimi cinque anni è crollato di circa l’85%: 767 milioni di euro del dicembre 2006, 341 del dicembre 2009, 110 nel 2011.

Anche gli altri marginali investimenti non hanno dato i frutti sperati, come i 10 milioni di euro investiti in Iren e svalutati per 5,7 o i tre milioni e mezzo di perdite su un investimento di 10 milioni in titoli Enel.

La nota di palazzo del Monte sottolinea infine che “la Fondazione Manodori dal 1991 ad oggi ha erogato a favore del territorio reggiano più di 94 milioni, di cui 26 (pari al 28%) negli ultimi tre anni”. Vero. Non si dice però che nel 2012 le erogazioni sono state praticamente dimezzate. Per fare fronte agli impegni, peraltro, la Fondazione in crisi di liquidità ha dovuto fare ricorso a un prestito.

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