Dolores Boretti
Nell’alta società medievale, carnivora e dedita alle più sfrenate gozzoviglie, i Templari si distinsero per il privilegio accordato ad uno stile alimentare improntato all’equilibrio, attento alla salute dei membri dell’Ordine secondo quanto previsto dalla Regola. La stessa Regola assegnava al pane il posto d’onore nella tavola e limitava l’assunzione della carne, non proveniente dalla caccia, a tre volte la settimana, privilegiando il pesce, le uova, i formaggi, i legumi e le verdure.
Le disposizioni alimentari adottate in Terrasanta dalla casa madre vennero estese anche alle altre precettorie del continente europeo. Tuttavia le disposizioni della Regola, pur rimanendo immutate nei loro lineamenti essenziali, potevano subire lievi modifiche finalizzate a consentirne realisticamente l’applicazione nelle diverse zone in cui esse devevano essere osservate. Ogni casa, infatti, viveva sopratutto di ciò che produceva e dunque le risorse destinate a costituire l’alimentazione dei monaci erano prevalentemente rappresentate da prodotti locali (cui si aggiungevano i cibi oggetto di donazioni) insaporiti mediante l’uso di spezie, che l’Ordine importa dall’Oriente per poi vendere nei mercati occidentali. Dalla regola si possono dunque dedurre quali fossero i comportamenti alimentari raccomandati ai monaci.
E’ interessante notare come a tal proposito vi fosse una certa differenza rispetto alle norme elaborate in seno agli ordini monastici tradizionali. Il templare consumava due pasti al giorno, tranne nei periodi di digiuno che ne consumava uno solo; solo il commendatore a capo della commenda poteva autorizzarne un terzo. La carne era servita tre volte la settimana, quando i templari, dopo la caduta di Acri non furono più impegnati al fronte, si ridusse il consumo di carne a un giorno solo alla settimana. Per quanto concerne il contegno da tenere durante i pasti, i monaci mangiavano in silenzio, ascoltando una lettura sacra, nel refettorio su lunghe tavole e seduti uno di fronte all’altro. Le tavole erano ricoperte da tovaglie bianche, tranne il Venerdì Santo quando, in segno di umiltà, mangiavano sul nudo legno. Il servizio da tavola individuale del Templare era composto da una scodella di corno o legno, due calici (uno quotidiano ed uno per i giorni di festa) e da un cucchiaio ed un coltello. I Templari mangiano due a due nella stessa scodella, precauzione adottata per consentire ad essi di controllarsi a vicenda e non incorrere così in eccessi alimentari.
Le disposizioni alimentari adottate in Terrasanta, dalla casa madre dell’Ordine, furono estese alle altre case, presenti in tutti i territori del continente europeo. A seconda delle zone ebbero, pur rispettando la Regola di base, delle lievi modifiche, dovute al tipo di produzione esistente in quei luoghi. Poiché ogni casa doveva vivere e mantenersi con ciò che produceva, l’alimentazione delle precettorie si basava sui prodotti locali integrata, talvolta, da doni di privati o insaporita dalle spezie che l’Ordine importava in grandi quantità dall’Oriente e vendeva nei mercati occidentali.
