Il quasi stalking editoriale che il nostro magazine ha fin qui adottato come linea principale nei confronti della classe politica, come dimostrerebbero alcuni recenti episodi, non è stata una mera provocazione. Bensì un avviso. Affinché il livello di indignazione, di malcontento e disgusto non degeneri in conflitto sociale, la Casta di ogni latitudine e grado deve tornare a capire che non è più tempo di minuetti. Per placare la montante folla di indignati (l’italiana declinazione dallo spagnolo non è casuale) non bastano più le pantomime nei salotti di Vespa o le elucubrazioni sull’appartenenza geografica del partito di turno come garanzia di scelta appropriata. E di presunta superiorità morale nei confronti dell’avversario. Non bastano né l’antiberlusconismo né le gag su un ipotetico nascituro gruppo “Forza Gnocca”, né tantomeno terzi poli o neocentrismi. E nemmeno porcellum o mattarellum e relativi giri di valzer sulla riforma o controriforma elettorale. Per non parlare del rinnovato impegno dei cattolici, in monoforma o in diaspora. Non è l’etichetta a fare l’uomo onesto ma il dna. Qui infatti la faccenda si fa seria.
A Bologna gruppi perlopiù legati ai centri sociali e alle forze più radicali di una certa sinistra hanno preso d’assalto la Banca d’Italia, individuata come la sede più visibile del male, ovvero di quel giro di potere economico che, specie in tempi grami, elargisce ai ricchi togliendo sempre più ai poveri. Una sorta di Mammona (biblicamente inteso) da abbattere, che se da una parte ci restituisce una visione semplificata dei meccanismi sociali, dall’altra sta prendendo largamente piede in fette rappresentative della comunità nazionale. Fortunatamente il disagio dettato da una crisi economica e morale di cui non si intravede il termine non è (ancora) canalizzato in forme di lotta armata; la scomparsa delle ideologie (nel bene e nel male) e il progressivo risucchiamento nell’individualismo o al massimo nel particolarismo di classe sempre più ristretto dagli anni ’80 ad oggi, impedisce qualsivoglia forma di rivendicazione organizzata fuori dalla legalità. E questo ritarda (speriamo a tempo indefinito) sviluppi ancor più estremi.
Ma la storia (magistra vitae) ci insegna anche in tempi abbastanza recenti che i vuoti rappresentativi, gli abissi politici, i baratri etici che costellano in modo specifico la superficie del Belpaese vengono prima o poi riempiti. Da estremismi di destra o sinistra che si coniugano col nichilismo del super uomo (ma davvero qualcuno crede ancora fosse Berlusconi il nuovo Mussolini?) o della tirannia proletaria. Le derive democratiche sono sotto gli occhi di tutti; il disamoramento verso la cosa pubblica soprattutto da parte di chi ancora esercita il libero pensiero ed ha a cuore le sorti della propria civiltà sta raggiungendo la zona X, il punto di non ritorno. Per questo, a lorsignori lanciamo l’ultimo appello: date segni di umiltà e comprensione. In che modo decidete voi. Poi fatevi da parte e lasciate spazio alle nuove generazioni. Prima del count-down finale e, Dio ce ne scampi, del redde rationem.