Vivibilità urbana, la classifica di Legambiente boccia Reggio

La città precipita dal 6° al 44° posto nazionale. “Merito” della qualità dell’aria, del numero di sinistri stradali, del ritardo sulle energie rinnovabili e di una raccolta differenziata che non aumenta da due anni. Critico Massimo Becchi: “Necessario ripensare il nostro modello di città”

reggio_emilia_003_vista_aereaBenvenuti a Peggio Emilia…

Legambiente ha presentato questa mattina il proprio rapporto sull’Ecosistema Urbano, 21ª edizione della ricerca sulla vivibilità ambientale dei capoluoghi di provincia italiani. Un’edizione piena di sorprese, che per la nostra città sono fortemente negative: Reggio Emilia infatti passa, rispetto all’anno precedente, dal 6° al 44° posto. Peggioramento calibro 38. Cos’è mai successo?

Beh, in primo luogo Legambiente ha introdotto variazioni – rispetto al passato – a livello degli indicatori e di suddivisioni di fascia tra grandi, medi e piccoli centri. Ma, soprattutto, Reggio presenta criticità e ritardi oggettivi. La città continua infatti a primeggiare virtuosamente quanto a piste ciclabili e a guadagnarsi la sufficienza su consumi idrici e trasporto pubblico, ma riguardo a capitoli importanti come inquinamento atmosferico, incidenti stradali, energie rinnovabili e rifiuti… son dolori. E che dolori. L’aria presenta 31 microgrammi/metro cubo di polveri fini di media, i sinistri stradali vedono un numero di vittime di 1,13 ogni 10mila abitanti (in regione fa peggio solo Ravenna), stiamo aumentando la produzione di rifiuti (698,7 kg annui ogni abitante all’anno) senza aumentare la raccolta differenziata (praticamente ferma al 55,6 % da due anni) e sulle energie rinnovabili installate su edifici pubblici (solare termico e fotovoltaico) siamo soltanto a 1,89 KW/1000 abitanti.

Secondo il presidente di Legambiente reggiana, Massimo Becchi, Reggio “manca di un obiettivo ambientale ambizioso di medio/lungo periodo con una strategia positiva di trasformazione. In assenza di obiettivi chiari e ambiziosi, non andremo da nessuna parte: non basa lavorare sulla mobilità ciclabile, ma serve una politica urbanistica che porti allo sviluppo zero di Reggio Emilia, riutilizzando le aree dismesse e rimettendo in circolo le migliaia di alloggi vuoti e inutilizzati, senza più contare solo sul consumo di suolo e di risorse naturali. La concentrazione di risorse sulla costruzione di nuove strade non fa altro che spostare la mobilità sul mezzo privato a scapito del mezzo pubblico, sceso quest’anno a 63 viaggi per ogni abitante in un anno a fronte dei 98 del 1995. Abbiamo perso quindi un terzo degli utenti degli autobus cittadini in circa 20 anni. E’ necessario ripensare il nostro modello di città, per renderla più vivibile e sostenibile, evitando azioni di facciata inconcludenti e controproducenti come le limitazioni al traffico scattate ad ottobre, del tutto ambientalmente inutile e culturalmente fuori tempo massimo“.

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