E’ la dura legge dei numeri contro cui si sta scornando, come già prima di lui Monti e Letta, anche il governo Renzi, quello degli 80 euro in busta paga. Del tutto vanificati da un Pil ancor peggio del previsto, da uno Spread che sale e da una Borsa che cala. Non basta l’elemosina e una raffica di battute in toscano per ridare respiro al mercato e fiducia agli italiani. Che continuano ad avere a che fare con la più alta tassazione al mondo, servizi disastrati e burocrazie bizantine.
Delle annunciate riforme strutturali manco l’ombra, solo l’odioso battibecco sulle riforme del Senato ed elettorali, cui alla gente poco importa non avendo per niente a che fare con le loro tasche, o quel taglio delle Province cui ha corrisposto il silenzio politico su quell’assurdità (così come ora sono concepite nel loro divorarsi quote gigantesche di soldi pubblici) che restano le Regioni. E la spesa pubblica che cresce.
L’irresistibile e rapidissima ascesa del sindaco di Firenze è evidentemente stata favorita da una serie di accordi che ora paghiamo in termini di possibilità di rivoltare lo Stato come un calzino. I gruppi di potere e di interesse non vogliono mollare il benché minimo dei loro borbonici privilegi (vi risulta che i politici si siano per esempio ridotto significativamente gli introiti?). Renzi invita ad avere coraggio mentre Delrio precisa che gli obiettivi non sono a tre mesi ma molto più lontani.
“Il futuro dipende da noi”, ecco è proprio questo il punto.