Se questa è l’opposizione

pagliani e prampola
La Prampolini e Pagliani con la torta della iettatura

Se il buongiorno dell’opposizione si vede dal mattino, per la democrazia reggiana si profila una lunga teoria di notti bianche. Detto dei grillini che hanno fatto semplicemente il loro dovere nel presenziarvi, ha spiccato l’assenza di tutte le altre vere o presunte controparti al Pd nel giorno della proclamazione a sindaco di Luca Vecchi. Del centrodestra il solo Claudio Bassi (quasi scambiabile ormai per un pezzo d’arredamento vintage), non pervenuti nemmeno Gianluca Vinci e Cinzia Rubertelli. Tantomeno (ma qui siamo nell’alveo della giustificazione) i candidati sindaci di sinistra che non sono manco riusciti a strappare il più piccolo degli scranni. Dopo aver fracassato per settimane i contenitori di pazienza a tutti i reggiani, con annunci di vittoria e roboanti voltate di pagine a conquista avvenuta, il minimo che ci si sarebbe potuto attendere (a mezza figuraccia divulgata) è la presenza in forze e in armi (naturalmente dialettiche) al primo appuntamento istituzionale che conta. La vestizione del sindaco con fascia Tricolore, lo snocciolamento dei numeri da parte del giudice, il riconoscimento del “nemico” con cui confrontarsi sui banchi di sala Tricolore.

bassi e ranza
Claudio Bassi al centro durante una manifestazione di don Ranza, sacerdote che a sua volta ha speso parole d’elogio per Luca Vecchi

Invece c’erano tutti, o comunque molti, compresi tanti bambini, figli di consiglieri e papabili assessori, alcune decine di cittadini, una buona fetta di lavoratori municipali, la solita preoccupante e petulante ridda di giornalisti e fotografi ma loro no, non c’erano. Passi per Donatella Prampolini, fuori Reggio per precedenti impegni lavorativi, ma insomma tutti gli altri che hanno chiesto allo sfinimento i nostri voti, avrebbero dovuto iniziare la consiliatura mostrando più rispetto nell’ordine per le istituzioni, per i cittadini, per gli avversari politici. A ragion veduta, non stupiscono più di tanto i crolli di consenso per chi addirittura non ha mai governato.

Facendo due conti, 19 consiglieri della maggioranza conclamata (18 Pd e uno di Sel), sei del movimento 5 stelle quindi 5 della Prampolini (lei compresa), più Vinci e la Rubertelli. Se questa è la squadra che dovrebbe garantire la correttezza e la trasparenza dei meccanismi di chi è chiamato ad amministrare, il Pd è invitato alla più ferrea delle autoregolamentazioni.

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