Trionfo Pd: evviva i Vecchi-boys (involontario ossimoro)

Altro che ballottaggio (segretamente temuto anche dal Pd, nemmeno tanto segretamente poi): il partito di maggioranza spopola con Luca Vecchi ruotando attorno al 60% e rinverdendo i fasti della belle epoque del centrosinistra. Liste e listarelle di sostegno, chi più e chi meno, hanno fatto la loro onesta parte e saranno ricompensate, al palo tutti gli altri candidati, a partire da Donatella Prampolini e Norberto Vaccari, il cui contemporaneo flop ha lo stesso risultato ma cause probabilmente differenti: la prima per le liste d’appoggio, il secondo per la moscezza della propria campagna. Irrilevanti gli altri. Quanto la ricca vendemmia sia frutto dell’uomo solo al comando, al secolo Matteo Renzi, quanto dell’apparato e del sistema che l’hanno corroborato (dopo aver cercato a lungo e invano di fagocitarlo) è materia di discussione nei salotti buoni. Cresce l’astensione ma meno del previsto. Insomma un successone per il Pd su tutti i fronti.

linguone
Prove tecniche d’adeguamento di 7per24

Crisi delle coop, crollo economico, infinite querelle sul centro storico, da ultimo il Vittoria Park, ai reggiani non sono bastati per mettere in discussione il sistema più longevo dall’inizio della Repubblica in poi. Anzi, con la paura del futuro ben tracciata davanti ma anche lo spettro della possibilità di passare dalla padella nella brace, hanno deciso di non rischiare e di continuare a battere una strada negli anni sempre più tortuosa ma evidentemente ai loro occhi ancora sicura. Complice l’obiettiva mancanza di alternativa e raffica di boutade dei contendenti al limite dell’avanspettacolo, la nostra provincia ha ribadito, con ancor più convinzione, di essere di sinistra ma conservatrice, riformista ma nel tempo.

E’ giusto che la nuova classe dirigente reggiana, gran parte della quale alle prime armi (a tratti si è visto) brindi e inondi i social network di eccitati post. Ma da domani ci sarà da fare sul serio e governare una realtà socialmente sfilacciata e culturalmente alla prese, nelle sue declinazioni più giovani, con una distanza ormai epocale dalla cosa pubblica. E con essa inevitabilmente, dalla speranza di un futuro migliore. Sarà solamente allargando le maglie della democrazia, della partecipazione e della dialettica che i Vecchi-boys (involontario ossimoro) sapranno meritare l’enorme fiducia che ieri una città impaurita ma non ancora disperata ha tributato loro (e un “tot” anche a Renzi).

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