Lettera a un depresso mai domo: il romanzo di un giornalista

Difficilmente lo troverete sugli scaffali delle librerie dem-buoniste, dove svettano gli antifascismi, gli antiberlusconismi (ormai sinonimi) e gli antimafia. Quasi impossibilmente lo troverete recensito sui media locali (a parte la nostra modesta eccezione/accezione) perché tocca le corde più profonde del disagio personale, quindi universale. Quindi argomento assai difficile ed urtante. Il media bland-system si nutre di luoghicomunismi di più facile ricezione e, come tali, di immediata auto-dissoluzione. Magari scritti dagli amici degli amici, o dal figlio del vice, se sgrammaticati tanto meglio. Che si deve scrivere come si mangia.

Eppure l’insolito libretto di Alex Bartoli (più noto come giornalista sportivo che come Dottor Psiche, e oggi anche nostro collaboratore sul fronte cinematografico), ovvero  “La signora D” (Edizioni Montag) meriterebbe più fortuna e più diffusione. Non solo per aver vinto nella sezione romanzo il premio letterario Le Fenici ma soprattutto perché è un racconto lungo (o romanzo breve) di rara profondità. E di altrettanto rara sincerità.

alex che gioca
L’autore, qui in versione calcio a cinque

Scritto sotto la non facile forma della involontaria lettera a se stesso, dove il cambio di carattere grafico è la risposta-sintesi del primo-io ai quesiti posti dal secondo-tu, “La signora D” è un coraggioso atto letterario. Che affronta il delicato e assai diffuso tema della depressione (ecco svelato il nome della signora…) sbarazzandosi con sofferta ironia e in acuminata punta di penna di tutti i cliché legati alla malattia (o condizione fisica) meno spiegabile tra tutte.

Ripercorrendo le fasi salienti della propria esistenza, l’autore scopre improvvisamente e inaspettatamente la presenza di questo  secondo dolorosissimo (ma non è il termine esatto) livello di coscienza (a volte in emersione rispetto all’unico creduto fino a ieri). E lotta con (e contro) tutti, semplicemente eclissandosi temporaneamente dal mondo col cuore e con la mente, fino all’attraversamento completo e senza sotterfugi della “nuova” dimensione. Quando l’inconscio si fa conscio, il trauma è sicuro ma arrivano anche i primi passi verso una convivenza forzata. E una ripartenza atemporale, dove passato e presente non si scontrano più.

Quanto ci sia di autobiografico nella Signora D lo lasciamo all’elaborazione del lettore; chi fosse invece interessato alla lettura di questa sorta di “viaggio al termine di se stesso” può recarsi all’edicola di corso Garibaldi (angolo via Farini) dove lo stesso Alex potrebbe fornirvene una copia. Bartoli infatti, questa volta soggiacendo al più classico dei luoghi comuni sull’argomento, passa dal giornalismo a fare il giornalaio (e ritorno) con estrema facilità.

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