Vite da corsa, anzi da ultracorsa sui monti

La reggiana Daniela Ferraboschi passa al podismo e si piazza 13esima alla Ultrabericos

E’ passata dal ciclismo al podismo, un anno e mezzo fa, buttandosi sulle fatiche estreme. Mica che prima facesse vita facile ma insomma le ultramaratone, ultratrail in questo caso, aggiungono sudore a fatica. “Ma è tutto questione di testa – sottolinea la nostra – l’organo necessario per portare a termine esperienze particolari”. E quella della rubierese Daniela Ferraboschi, già bandiera della Emporio bici Bologna quando viaggiava su due ruote, oggi portacolori rosa della Podistica Rubierese, 38enne “single” alta 1 metro e 60 per 50 kg di peso (a occhio e croce battezzati in eccesso), è davvero stata un’esperienza particolare. Ma non l’unica visto che, dopo i 65 km alla Ultrabericos (dai monti Berici in quel di Vicenza), Daniela (che lavora a Vignola alla Fabbri Arti grafiche) ha già in mente altre imprese.

Il fatto che, a un anno e mezzo dall’inizio dell’allenamento di corsa, con in mezzo un infortunio molto fastidioso che le ha impedito negli ultimi due mesi un comportamento sportivo adeguato, Daniela sia già riuscita a piazzarsi 13esima portando a termine la corsa (2500 mt di dislivello) in 8h 17′ e 16”, ha davvero dello straordinario. “Ma io ci sono rimasta male – confessa la nostra candidamente – perché nel ciclismo ero abituata a vincere”. “Anche se – continua – nel caso dell’Ultrabericus mi ero riproposta semplicemente di arrivare, per via della novità e del fastidioso infortunio che negli ultimi tempi mi ha impedito di fare oltre 25 km per volta”.

Che sia abituata a vincere questa giovane donna tutta nervi e muscolatura da sterrato, e a divertirsi sì ma col cipiglio della gara ed un sano agonismo di fondo, lo si era già capito. Accantonata la bici e dopo qualche mese appena di corsa, si è sparata l’Eco Maratona del Ventasso e quella del Chianti dove si è piazzata terza. Ma la vittoria assoluta non può che attendere; bisogna smaltire il fastidio osseo con un po’ di bici, buttarsi sulla velocità per migliorare in altura e poi via. “A inizio aprile – dice ancora Daniela – tornerò ad allenarmi per l’Ultratrail. E in estate mi rimetterò in gioco in questa direzione”.

Ma come nasce la passione per fatiche da incubo? “Un documentario su Sky – continua la nostra – la più classica delle scintille. Poi la bici mi ha fatto da base ma dopo diversi anni su due ruote, cerchi di metterti alla prova anche con te stesso, da solo, senza ausilio alcuno. Mi sono detta che la corsa in mezzo alle montagne era adatta a me: metafora del viaggio in cui puoi pensare (a differenza che sull’asfalto magari per tratti meno lunghi) anche alla tua vita, ai tuoi problemi, ai tuoi cari”. La Ferraboschi ha vissuto, sulle montagne vicentine, anche momenti difficili: “dopo il 40esimo km – dice ancora – alcune salite le ho fatte non di corsa e nei momenti di sconforto pensavo ai miei amici che in questi mesi mi hanno incoraggiato”. Un viaggio dunque in cui la partenza è certa, l’arrivo un po’ meno; in cui alimentazione e idratazione ben studiati sono molto importanti e in cui ti passa tutta la vita o quasi davanti. L’importante è gustarsi la corsa e la fatica e arrivare sempre al traguardo prefisso. Con l’ostacolo la cui asticella si alza sempre di un po’. Daniela lo sa bene e pensa già, la prossima faticata, a rosicchiare altre posizioni alle sue concorrenti

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