Le Fiere di Bologna si preparano a licenziare metà dei propri dipendenti. Si tratta dei tempi indeterminati part time, intorno ai quali si sta per scatenare una guerra con i sindacati. “L’inderogabile necessità di procedere alla riduzione degli organici trova ragione nella esigenza di preservare la sopravvivenza della società, sottraendola al pregiudizio di una grave situazione finanziaria”. E’ un passo della lettera con cui il presidente di BolognaFiere Franco Boni ha comunicato la notizia ai sindacati e ai rappresentanti dei lavoratori. Una raccomandata con cui si annuncia l’avvio di licenziamento collettivo per 123 dipendenti su 248 della società, spedita anche a Regione, Città metropolitana e Direzione territoriale del lavoro. Boni ripercorre i motivi che l’hanno spinto a iniziare una pesante cura dimagrante, uno dei passi del piano “lacrime e sangue” annunciato al suo arrivo a Bologna.
Nella lettera, Boni ricorda la perdita di 8,9 milioni di euro registrata nel 2015 e aggiunge “il cospicuo e perdurante calo dei metri quadri venduti nell’ambito delle manifestazioni ospitate all’interno del quartiere fieristico, dai 592mila metri quadri venduti nel 2012 ai 454mila nel 2015, la migrazione di eventi importanti quali Lineapelle e più recentemente Lamiera, che hanno comportato una rilevante perdita di redditività della società, rendendo indifferibile l’esigenza di recuperare efficienza e redditività, partendo da una sensibile riduzione dei costi aziendali”. Un esubero definito come strutturale, sottolinea ancora Boni: “Diviene improrogabile la necessità di intervenire sul fronte della riduzione dei costi e dell’attuale organico di manifestazione in cui opera il personale part time e sulla completa esternalizzazione dei servizi di front-line”.
Ora ci sono 75 giorni per la trattativa coi sindacati, ma è la Fiera stessa a precisare che “l’attuazione del programma di licenziamento collettivo avverrà immediatamente a conclusione della procedura aperta”. I lavoratori licenziati, aggiunge la lettera, “riguardano l’intero reparto della unità produttiva di manifestazione con tutto il personale part time ad esso addetto, nonché l’intera squadra antincendio”.
La decisione di inviare le lettere di mobilità ha spiazzato sindacati e dipendenti, che chiedevano un incontro con i vertici della Fiera da diverse settimane. Boni, invece, ha deciso di non aspettare nemmeno l’assemblea dei soci, che oggi sarà chiamata a ratificare la sua decisione: “Dovevamo dare un segnale ai diretti interessati, ma anche alle organizzazioni sindacali e al mondo politico”. I sindacati, intanto, sono già pronti alle barricate.
Da parte del Comune e della Fiera di Bologna c’è “pieno impegno a salvaguardare l’occupazione” dei lavoratori per i quali sono state avviate le procedure di mobilità. Lo assicura il sindaco Virginio Merola, che ha intenzione di incontrare il presidente Franco Boni per affrontare il problema. E apre alla richiesta di un tavolo di trattative da parte dei sindacati.
“Siamo tutti preoccupati, stiamo parlando di persone non di cose”. Il sindaco promette “pieno impegno da parte dell’amministrazione, insieme alla Fiera, a salvaguardare l’occupazione di questi lavoratori. Nei prossimi giorni entreremo maggiormente nel merito, anche con le organizzazioni sindacali”.Ma ci sono possibilità di un rientro dei licenziamenti? “Il piano della mobilità serve per salvare la Fiera – avverte il sindaco – sulla base di questo, faremo un ragionamento di merito per salvaguardare l’occupazione”.