Nell’appello bis di Terremerse, in corso a Bologna, il procuratore generale Nicola Proto ha chiesto la condanna ad un anno per l’ex presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani.
Si tratta della stessa pena inflittagli l’8 luglio 2014, per falso ideologico. L’accusa è di aver sostanzialmente “coperto” la coop Terremerse di Bagnacavallo (Ravenna) quando era presieduta dal fratello, Giovanni Errani. Il giorno della condanna, arrivata dopo un’assoluzione in primo grado che fu impugnata dalla procura, Errani diede le dimissioni da presidente della Regione da lui guidata per 15 anni.
Il 17 luglio dello scorso anno la Cassazione aveva annullato la sentenza, rinviando ad un nuovo appello con diverso collegio di giudici. La nuova corte ha già fatto sapere alle parti che, dopo le arringhe dei difensori, l’udienza si aggiorna al 21 giugno prossimo per repliche e camera di consiglio. La sentenza sarà dunque presumibilmente pronunciata quel giorno, dopo i ballottaggi delle elezioni comunali.
Condanne ad un anno e due mesi sono state chieste dal Pg anche per i coimputati di Errani, i dirigenti regionali Filomena Terzini e Valtiero Mazzotti, accusati anche di favoreggiamento.
LA DIFESA
“In questa vicenda la golosità per la preda ha fatto dimenticare le regole della caccia”. L’ avvocato Alessandro Gamberini, difensore di Vasco Errani, ha concluso così la propria arringa, chiedendo ai giudici della terza sezione penale della Corte di Appello di Bologna il proscioglimento per l’ex presidente della Regione Emilia-Romagna, imputato per falso ideologico. “La Procura, oggi per mezzo del procuratore generale – ha detto Gamberini – insiste a chiedere la condanna, ma lo fa per coprire i deficit dell’indagine, che si è arrestata ad un certo punto, quando si è potuto individuare qualcosa da contestare anche al presidente Errani”. Secondo Gamberini, Errani agì in “assoluta buona fede. Non si capisce quale sia il protagonismo criminale: figuriamoci se poteva giovare prospettare alla Procura un falso smaccatamente dimostrabile. Quale interesse aveva?”, ha domandato il legale.
Nel mirino dell’inchiesta che ha portato al processo ci sono la lettera e la relazione che Errani invió alla Procura per chiarire la correttezza dell’operato della Regione nella concessione nel 2006 di un finanziamento da un milione a Terremerse, per costruire una cantina a Imola. Il processo a Giovanni Errani si è concluso con l’assoluzione in appello per una parte delle accuse, e con il proscioglimento per prescrizione per altra parte: i giudici, rispetto ai falsi e ad una truffa contestata, erano entrati nel merito ritenendo sussistenti i reati, benché prescritti.