Al tavolo Hemingway, dove si definiscono “costruttori di ponti e non di muri” e conseguentemente ritengono che il nostro Paese debba perseguire nella politica di accoglienza dei profughi che approdano in Italia, sono rimasti colpiti dalle proteste dei profughi in questura sul cibo che viene loro servito nelle strutture di accoglienza dove sono ospiti nella nostra città (strutture alberghiere… chi da un anno e chi da due).

Al tavolo molto si è riflettuto e dibattuto apprezzando sia le dichiarazioni di Luigi Codeluppi, presidente della Dimora di Abramo che gestisce l’accoglienza degli stranieri nella nostra provincia che la disponibilità all’incontro dimostrata dal questore Isabella Fusiello. Non abbiamo difficoltà a credere nelle parole di Codeluppi quando sostiene che il “menù è ottimo… siamo disponibili a parlare con questi gruppi (sono 16 che provengono da diversi Paesi), migranti che hanno subito uno choc, cercare di venirci incontro reciprocamente...
Detto questo, un membro del tavolo Hemingway ha rimarcato come sua moglie, a fronte di una sua rimostranza sulla pasta scotta servitagli il giorno precedente, si sia sentito rispondere non come Codeluppi, ma con un perentorio: “se non ti sta bene, anda, lì c’è la porta”. Lui ha abbozzato e, non sapendo dove andare (pur con una situazione molto diversa rispetto a quella, tragica, dei migranti), ha scelto la strada del dialogo e dal quel momento ha ristabilito l’armonia “con chi tutti i giorni, come fanno le rezdore, gli prepara il pranzo e la cena”…
Morale: dialogare, dialogare, dialogare – regola che a Reggio Emilia, con chi è disponibile, non è mai mancata.
