A Bruxelles naturalmente continuerò ad andare come da agenda. È mio dovere, non solo perché il ruolo mi impone di andare a tutelare e promuovere gli interessi dell’agricoltura, della pesca e dell’ambiente dell’Emilia Romagna, ma perché come cittadina europea devo difendere la mia (la nostra) libertà e resistere implacabilmente alla barbarie.
Bisogna continuare a viaggiare.
È importante, per le ragioni descritte mirabilmente in questo articolo di cui riporto il finale, in cui mi riconosco totalmente:
“Perché non posso permettere al male del mondo, quello che mi vorrebbe fuori da un aeroporto, da una sala concerti, da una stazione della metro, da un bar o da uno stadio, di fare di me una donna pigra, spaventata e ignorante. Perché io voglio vivere mille vite in una, respirare miliardi di profumi, camminare su infinite strade, e stringere tutte le mani, di tutti i colori, che incontrerò. E voglio farlo col sorriso della fiducia, non con la smorfia della paura”.