La questione degli stipendi d’oro di alcuni dirigenti sindacali e responsabili di società legate alla Cisl sta assumendo toni e livelli di denigrazione e generica strumentalizzazione finalizzati a screditare tutta la Cisl e l’intero movimento sindacale.
Non intendiamo sminuire la gravità di ciò che è emerso, anzi, molto prima che questi pochi casi di malcostume emergessero, la Cisl aveva già avviato un processo di trasparenza e approvato un nuovo regolamento economico al quale d’ora in poi sarà vincolata tutta l’organizzazione.
Un processo inedito e coraggioso quello avviato dalla segreteria Furlan che si concluderà alla assemblea organizzativa di novembre e che per la prima volta diventerà vincolante per tutte le categorie che nella loro autonomia hanno fino ad ora adottato livelli retributivi senza alcuna responsabilità della segreteria generale.
È evidente che una scelta che uniformerà tutti gli stipendi e i regolamenti economici, i benefit, finalizzata a fare chiarezza ed eliminare tutte le eventuali distorsioni e privilegi poteva trovare opposizioni e contrasti.
Non è casuale che a fronte di un percorso così coraggioso e necessario teso a ripristinare comportamenti e stili di vita improntati a eticità e a rendere trasparente di fronte agli iscritti e a tutti i lavoratori tutte le forme di retribuzione, sia partita una campagna di denigrazione.
Ciò che è accaduto radicalizza ancor di più il convincimento che la via intrapresa va spinta fino in fondo: non c’è altra strada possibile ad un ripristino di condizioni economiche etiche, dignitose, corrispondenti al ruolo e alla funzione, ma rispettose delle condizioni economiche dei lavoratori che rappresentiamo che sostengono l’organizzazione e ai quali siamo permanentemente chiamati a rendere conto e dai quali siamo chiamati a coerenza.
La segreteria di Anna maria Furlan va sostenuta ed incoraggiata perché, in questa stagione di sfrenata ricerca individualistica, sta rimettendo ordine e riaffermando i principi attorno a cui si costruisce una comunità come il sindacato.
L’obiettivo di chi ha avviato questa campagna di denigrazione della Cisl è chiaramente indebolire questa segreteria che sta coraggiosamente “mettendo sotto controllo” tutti i comportamenti che in questi ultimi anni si sono diffusi dentro alcune categorie e enti , adottando scelte coraggiose anche nei confronti di ex dirigenti.
La stagione di delegittimazione e disgregazione di tutti i livelli di rappresentanza oltre la politica tocca ora anche il sindacato. Certo la Cisl deve andare avanti con coraggio nelle scelte della trasparenza che sappiano “riavvicinare rappresentati e rappresentanti”, ma prima di gettare fango e sospetto sulla generosità e impegno responsabile di tanti bisogna ricondurre a razionalità ciò che è accaduto.
La gravità di comportamenti di dirigenti che senza “alcun senso del limite” si sono deliberati rimborsi, emolumenti stratosferici non può trasformarsi in una campagna populistica di discredito verso le donne e gli uomini della Cisl.
Oltre 76.000 dirigenti e delegati in periferia, nelle aziende, rinunciando spesso a percorsi di carriera e sottoponendosi a tempi e impegni estenuanti, ben oltre agli orari di lavoro, senza alcun benefit ogni giorno compiono il loro dovere nella gratuità di un attività che prima di tutto è servizio è dono di se stessi per costruire le condizioni di rispetto dei diritti, per costruire comunitá.
Questi sono i dirigenti della Cisl che nel rispetto dell’impegno senza tempo e spesso senza rimborsi hanno affermato la centralità del lavoro e i diritti senza rinunciare mai ad essere elemento scomodo e autonomo di progresso riformista e democratico.
Questi sono gli uomini e le donne della cisl, eroi minori di un Paese che spesso ha isolato il coraggio del riformismo sociale, ha perso l’orizzonte comune.
Per questi uomini e per queste donne , per la loro dedizione e generosità chiediamo rispetto per la nostra organizzazione e ci impegnano a proseguire con celerità nel processo avviato
Schizzo polemico finale!!!!!!!!!
I cud di oltre 70.000 dirigenti Cisl rispecchiano i redditi dei lavoratori che rappresentiamo, perché la loro fiducia è la paga del sindacalista.
Non ci accoderemo mai alla vulgata populistica contro la politica e le istituzioni anche se crediamo che la tensione che questa nuova classe politica aveva messo sulla “questione economica sulle spese pazze sugli stipendi d’oro di parlamentari e senatori per non parlare dei commessi e dipendenti delle camere e dei benefit ..sia andata via via affievolendosi …per cui ai politici che con petulante mediocrità oggi ci fanno la morale diciamo solo “medico cura te stesso” ….noi la terapia l’abbiamo già iniziata e non ci fermeremo