Sono quasi contento. Mi telefonano i giornalisti locali, ma la notizia ha
l’onore della cronaca del Corrierone, perché è stata intercettata una
telefonata tra me e Giulio Burchi. Chiedo quale, perché Giulio lo conosco da
una vita e di telefonate tra me e lui ce ne sono tante, per la maggior parte
scherzose e goliardiche. Chissà che risate, i magistrati. Burchi l’ho
conosciuto venticinque anni fa quando alla Camera lavorava con Giulio
Ferrarini, il deputato socialista di Parma, allora mio concorrente e
purtroppo deceduto da poco. È anche il progettista della tangenziale di
Reggio Emilia, il mio comune, dove sono stato assessore fino al maggio
scorso. Mi parlano di una telefonata in cui chiedo, dopo che Giulio mi prega
di fissargli un appuntamento con Nencini, se può darci una mano per
“sistemare in qualche ente due o tre nei nostri”. Veramente scandaloso.
Cioè, tutti hanno diritto di ambire a nomine pubbliche tranne noi? E noi,
piccolo partito della maggioranza, su un migliaio di nomine non abbiamo
neanche diritto di segnalare due nomi? La bellezza è che nella telefonata io
non chiedo niente per me, ma lo chiedo per noi. Bè, questo mi gratifica. Ma
i giornalisti insistono. E titolano “Del Bue chiede posti”. Per la verità
alla fine non ci sono neanche stati accordati. Ma nessuno titola mai che
Renzi nomina, che Alfano nomina, che perfino Scelta civica nomina, e che
forse pure Berlusconi nomina o fa nominare? Noi soli non ne abbiamo alcun
diritto. Anzi, veniamo intercettati perché solo lo chiediamo. Perché a
Burchi, poi? È chiaro che Burchi, per quanto potente sia, non ha alcun
potere di nomina e la mia sarà stata solo una battuta o una semplice
richiesta di darci una mano.
A meno che qualcuno pensi che gli appuntamenti con Nencini siano a
pagamento. E che il prezzo sia un interessamento di Burchi per la nomina di
due o tre socialisti negli enti. Dunque ci sarebbe un sorta di scambio. Per
quanto Nencini possa essere giudicato appetibile non credo possa meritare il
pagamento di un ticket d’entrata, neppure fosse Gabriele D’Annunzio che
dicono al Vittoriale esponesse la faccia da una finestrella per esclamare
“Beati coloro che videro il volto del poeta”. Burchi, presidente
dell’Autocisa, di Italfer, già presidente della Metropolitana milanese,
componente il consiglio della Serenissima, e forse anche d’altro, aveva
proprio paura che Nencini non lo ricevesse?
Sono stato un anno in quel ministero e su di me tutti possono mettere la
mano sul fuoco. Non ho mai avuto ombre, nemmeno ai tempi feroci di
Tangentopoli. Sono stato rieletto alla Camera nel 2006 grazie al Nuovo Psi,
ma senza curarmi del posto ho aderito nel 2007 alla Costituente socialista e
al gruppo della Rosa nel pugno. Svolgo gratuitamente le funzioni di
direttore dell’Avantionline. Adesso finisco sui giornali perché chiedo posti
per i miei compagni e non per me. Vorrei una segnalazione per disinteresse
dimostrato sul campo, ringraziando i magistrati di Firenze e i giornalisti
di mezza Italia per aver diffuso e pubblicato la notizia.