Claudio Scajola e Gianni De Gennaro sono indagati nell’inchiesta bis sulla revoca della scorta a Marco Biagi, ucciso a Bologna dalle Brigate Rosse il 19 marzo 2002. All’epoca Scajola e De Gennaro erano rispettivamente ministro dell’Interno e capo della Polizia. La notizia della riapertura dell’inchiesta era di qualche mese fa: oggi la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati.
La prima inchiesta fu archiviata. La nuova invece venne riaperta la scorsa primavera dopo la trasmissione a Bologna di nuovi documenti, in particolare appunti dell’ex segretario del ministro, Luciano Zocchi. A questo punto sarebbe stato notificato un atto a Scajola e De Gennaro in cui si chiede a una sezione speciale del tribunale di Bologna di interrogarli per sapere se intendano avvalersi o meno della prescrizione.
Il reato contestato dalla Procura di Bologna a Scajola e De Gennaro sarebbe cooperazione colposa in omicidio. I due ne rispondono il primo in qualità di ministro dell’Interno e autorità nazionale di pubblica sicurezza dal 10 gennaio 2001, il secondo quale capo della Polizia e direttore centrale di pubblica sicurezza dal 26 maggio 2000.
Nell’indagine sulla mancata scorta a Marco Biagi, a Scajola e De Gennaro sono contestate dal Procuratore di Bologna Roberto Alfonso e dal Pm Antonello Gustapane una serie di omissioni, a partire dal 3 ottobre 2001, quando fu presentato il Libro bianco sulle condizioni del lavoro in Italia. La principale riguarda il non aver fatto proteggere Biagi con una scorta.
“Non abbiamo ricevuto carte, nessun avviso. Quindi non so assolutamente nulla”, ha detto all’Ansa Marco Mangia, legale imperiese dell’ex ministro Scajola. Scajola “si trova a Villa Ninina – ha continuato il legale. È sottoposto a obblighi di legge ma è sostanzialmente libero. L’ho sentito ieri sera e non mi ha accennato a questa cosa”.
“È stato fatto un lavoro preciso, puntuale e articolato da parte della Procura di Bologna”, ha commentato l’avvocato Guido Magnisi, legale dei familiari di Marco Biagi.