La disfatta del Partito democratico, in Sicilia, era nell’aria. Tant’è che leader Matteo Renzi ha preferito un approccio distaccato alla campagna elettorale per evitare l’effetto personalizzazione di un’eventuale sconfitta. Che è arrivata puntuale e severa. E che lascia il Pd (e in generale il centrosinistra) fuori dalla contesa elettorale siciliana che si è trasformata in una gara a due, tra il centrodestra e il Movimento 5 Stelle.
Gli occhi ora sono tutti puntati sulle mosse di Renzi: farà un “passo di lato”? Aprirà a un confronto sulla leadership del centrosinistra? O andrà avanti per la sua strada? E ancora: qualcuno nel partito si scoprirà adesso meno renziano di prima? Si vedrà. La minoranza dem per voce di Andrea Orlando – già prima dell’esito del voto siciliano – aveva chiesto di aprire una riflessione su alleanze e leadership. Questioni che – pur con sfumature diverse – ripropongono, alla luce della nuova batosta elettorale, i parlamentari reggiani dell’area Orlando.
“Il voto conferma l’esigenza che il centrosinistra tutto si ritrovi e cerchi di fare un’alleanza con un programma concreto – commenta il deputato Maino Marchi -. Altrimenti l’alternativa è una vittoria del centrodestra e dei 5 Stelle, senza che il Pd o meglio il centrosinistra si giochi la partita”. Secondo Marchi, i risultati siciliani evidenziano anche un altro dato politico: “Senza il Pd non c’è il centrosinistra. L’idea di andare da soli è una velleità”. Chiaro il riferimento alla corsa del candidato di Mdp, Claudio Fava. Sulla leadership Marchi smorza le polemiche, ma il messaggio è chiaro: “Le modalità si vedranno. E’ chiaro che serve generosità perché c’è un elemento che ha la priorità: la vittoria del centrosinistra viene prima delle ambizioni di chiunque”.
Più diretto il parlamentare dem, Paolo Gandolfi che non ha nascosto le proprie perplessità sulla linea impressa da Renzi al partito: “Se il Pd, per primo, e il centrosinistra non rivedono il proprio approccio alle cose, non si va da nessuna parte. Renzi deve capire che la sua proposta non funziona e non basta”. Gandolfi arriva al punto che si chiama leadership: “Il Pd si deve svegliare. Bisogna investire su una persona nuova, credibile, che sappia unire il centrosinistra e rimotivare il suo elettorato. Renzi deve fare il primo passo e dare la disponibilità del Pd a sostenere una personalità che vada bene a tutti”.
Invoca una coalizione larga di centrosinistra anche la deputata Antonella Incerti: “Mi aspetto che Renzi faccia qualche mossa imprevedibile: spero chiami a ricompattarsi un mondo che possa contrastare l’avanzata della destra e che si chiedano le primarie di coalizione. C’è poi il tema della proposta politica che il Pd deve fare, al di là della premiership. C’è bisogno di raddrizzare la proposta politica del nostro partito. E la ricostruzione di una coalizione a sinistra credo che sia un elemento di discussione da fare e da provare”.