Non avremmo voluto, non avremmo dovuto. Ma la posta del cuore che ha letteralmente inondato il nostro comitato scientifico ci ha indotto a tornare sul luogo del delitto. E così sia. Mercoledì 31 ad oceanica richiesta, tornano i mercoledì noir della cultura reggiana, serate di baraonda declamatoria tra scrittori ai confini della realtà. Mentre dalle campagna circostanti echeggeranno le giaculatorie del vespero, al Centro Orti Spallanzani di via Toscanini 20 a Reggio, un’armata Brancaleone di aedi e poetesse, saltimbanchi e saltafossi, anacoreti e cortigiani, daranno vita alla più squisita e rara delle logomachie possibili. Una disputa letteraria ove si confronteranno scuole scrittorie di province limitrofe, avranno luogo tenzoni alfabetiche, disfide di balbetta, esibizioni semantiche, ring ortografici, tornei lessicali all’insegna delle morfolessie perdute.
Dopo il primo durissimo colpo subito dall’establishment con la serata del 27 luglio scorso, nonostante gli svariati tentativi di depistaggi, le infiltrazioni controspionistiche, gli attentati verbali, le intimidazioni oniriche, il gruppo dei poeti estinti e marginali, perlopiù reietti dalla vita sociale della loro città per la loro nota ritrosia a belare nel gregge e la loro cocciuta volontà di creare spazi aperti e liberi di scambio artistico e visibilità espressiva invece di convegni standard lettura-deterrenti ed eventi fotocopia stracciamaroni, affonderà la rima con la seconda (ed ultima? Non ci giureremmo proprio, ndr) nottata degli acculturati viventi.
Si inizia alle 21 ma venite pure con calma e interrompete i perfomatori a vostro piacimento così allunghiamo il brodo e la sfanghiamo. Già mangiati ma anche no perché il Centro sociale offre buon desco e improvvisata convivialità a prezzi modici. Si alterneranno sul palco un fottìo di esuberanti lirici: da Parma Alessandro Bianchi e Daniele Beghè, da Modena Elisa Nanini, dall’Appennino reggiano Normanna Albertini e Simona Sentieri, da Reggio città Pier Francesco Grasselli, Stefano Raspini, Andrea Canova, Francesca Ferrari, Glennis Beneventi e Giovanni Zanichelli. Poi ad intervalli regolari il mitopoeta Massimo Bassi, l’architetto storyteller Francesco Lenzini, il cantore di Dio Edoardo Tincani ed il pet-attore Pierluigi Tedeschi. Ed infine il povero gianpar a cercare di tessere le trame di uno spettacolo evidentemente nato già postumo.

Un incredibile ginepraio umano di casi più unici che rari, uno stupefacente carnaio editoriale di inediti impubblicabili per la loro dirompente vitalità, un florilegio di aneliti lunatici e umori secreti più che segreti, un dedalo di impressioni, improvvisazioni, recitazioni, evacuazioni che potrebbe portarti alla follia. Ma il fatto che tu possa anche solo pensare di recarti agli Orti quella sera è indice che tu sia già sulla buona strada. Con una domanda che aleggia da giorni sull’elaborazione dell’intricata ed intrigante scaletta: che fine ha fatto il filosofo svizzero Hans Yoso, già collaboratore di Holderlin ed amante di Heidi?
