di Piero Meucci
Firenze – Per cento anni britannica (fu restituita alla Repubblica popolare cinese nel 1997) Hong Kong non dimentica il suo passato e lo incrocia con quello dei fratelli continentali che hanno vissuto la rivoluzione del 1949 e il regime maoista. Allora perché stupirsi se si legge anche un po’ di Shakespeare nel balletto presentato nel weekend dalla compagnia City Contemporary Dance di Hong Kong diretta da Sang Jija?
“As If to Nothing”, ultimo appuntamento di Fabbrica Europa 2014 in scena in prima europea al Teatro dell’Opera di Firenze con grande partecipazione di pubblico, è l’evento straordinario di una creazione artistica che racconta al mondo l’incontro fra società cinesi che hanno vissuto esperienze diverse e che cercano una nuova sintesi a cavallo fra Occidente e Oriente. Il tutto rappresentato da un gruppo di ballerini dotati di una tecnica perfetta, che si nutre anche di movimenti e gesti del teatro tradizionale cinese, unita a una sopraffina capacità interpretativa.
Troppe iperboli? Beh, è bene non lesinarle quando ci si trova davanti a uno spettacolo di questa profondità ed eccellenza artistica. Non per niente Sang viene dal Tibet, dove si ricercano (scontando l’ostilità cieca e burocratica del regime di Pechino) le profondità dello spirito. Shakespeare è già nel titolo del pezzo, “come se fosse per nulla”: “Much Adoo for Nothing”, Tanto rumore per nulla, o il grande monologo di Macbeth sulla vita che è “un racconto recitato da un idiòta, gonfio di suono e di furia che non significa nulla”. “Signifying nothing”.
Ma è davvero nulla ciò che quel gruppo di uomini e donne ci fanno vivere in un continuum di corpi che si allungano, si piegano, si avviluppano, corrono e si bloccano? Essi rappresentano la storia di un popolo che vive la tragica contraddizione di aspirare a una vita pacifica, nella propria casa, con la propria famiglia e invece di essere stato costretto, più o meno consapevole, più o meno volontariamente, a condividere i grandi eventi della storia della Cina: la rivoluzione, la guerra, la costruzione della società comunista, il maoismo, il capital-comunismo di Deng.
Di queste esperienze rimane però soltanto il flusso dei ricordi che nella coreografia di Sang viene espresso così efficacemente dalla musica elettronica live di Dickson Dee e dalla doppia immagine dei danzatori sulla scena riprodotta dalle riprese live di Adrian Yeung che creano continue prospettive e angolazioni diverse, spesso sfalsate, come la memoria che segue fugacemente la realtà concreta.
Alla fine resta il volto piangente della ballerina in rosso, la stessa che poco prima il video di Yeung aveva mostrato ridente e felice insieme al suo uomo. E’ dunque “per nulla” che questi uomini e queste donne hanno vissuto? E’ la domanda dell’uomo contemporaneo: rispondere tocca a ognuno di noi.