Prime linee Job Act: nuovo sistema, nuove regole

Entro otto mesi un Codice del lavoro che racchiuda e semplifichi tutte le regole attualmente esistenti e sia ben comprensibile anche all'estero. Riduzione delle varie forme contrattuali, ad ora oltre 40, che hanno prodotto uno spezzatino insostenibile dei lavoratori, puntando ad un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti. Assegno universale per chi perde il posto di lavoro, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l'obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro. Obbligo di rendicontazione online ex post per ogni voce dei denari utilizzati per la formazione professionale finanziata da denaro pubblico, il cui presupposto all'erogazione deve essere l'effettiva domanda delle imprese. Criteri di valutazione meritocratici delle agenzie di formazione con cancellazione dagli elenchi per chi non rispetta determinati standard di performance. Un'Agenzia Unica Federale che coordini e indirizzi i centri per l’impiego, la formazione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali. Una legge sulla rappresentatività sindacale e presenza dei rappresentanti eletti direttamente dai lavoratori nei CDA delle grandi aziende. Sono le proposte del pacchetto "Regole" per la riforma del lavoro, contenute nelle prime linee del Job Act del Pd di Renzi, un documento, ci tiene a precisare il segretario Pd, aperto al lavoro e al contributo di chiunque, inviato ai parlamentari, ai circoli, agli addetti ai lavori per chiedere osservazioni, critiche, integrazioni", e divulgato dalla enews di Renzi di ieri sera e che uscirà il 16 gennaio nella sua forma di documento ufficiale. Proposte di riforma che si appoggiano ad un ragionamento di riforma più ampio, che diventa riforma del "sistema" che ruota intorno all'impresa, il pacchetto "Sistema" paese che include 8 fronti di intervento, tra i quali ridurre le tasse e ridurre il costo dell'energia per le imprese, per chi produce lavoro insomma: -10% di Irap e -10% di costi energetici. Volano dell'occupazione dovranno essere, ciascuno con proprio piano industriale i seguenti settoti: Cultura, turismo, agricoltura e cibo; Made in Italy (dalla moda al design, passando per l'artigianato e per i makers), l'Information Communicatioin technologies (ICT), la Green Economy, il nuovo Welfare, l'Edilizia, la Manifattura.

Tra le proposte del pacchetto "Sistema" del Job Act c'è anche l'eliminazione dell'obbligo di iscrizione alla Camera di Commercio, sulla quale è immediata la reazione della Camera di Commercio: "Perchè smontare qualcosa che sta funzionando bene e con costi contenuti per attribuirli ad altri enti, senza peraltro sapere se lo faranno altrettanto bene?" – ha detto il presidente della Camera di commercio di Roma, Giancarlo Cremonesi. Altra punto nevralgico toccato dal documento di Renzi è la dirigenza delle pubbliche ammninistrazioni, con la proposta di eliminare la figura del dirigente pubblico a tempo indeterminato in quanto personale non assunto con concorso. Alla quale il presidente della Federazione della Funzione Pubblica di Cida (Confederazione dei dirigenti), Giorgio Rembado, ha risposto : "Dirigenti a tempo indeteminato garanzia per cittadini", precisando che su 165mila dirigenti delle Pubbliche Amministrazioni la grande maggioranza entra in carica per concorso. Solo qualche centinaia di dirigenti, infatti, è assunto per nomina diretta e si tratta quasi esclusivamente di dirigenti di Ministeri, Enti locali e Regioni". Rembado si è detto convinto che il corso-concorso sia lo strumento che consente di selezionare le persone più preparate per un determinato ruolo e garantirne un'adeguata formazione".

L'obiettivo del Job Act è creare posti di lavoro, come prevedibile, rendendo semplice il sistema, incentivando voglia di investire dei nostri imprenditori, attraendo capitali stranieri", spiega Renzi, dispiegando azioni per creare condizioni del sistema Paese utili alla ripresa e rilancio economico dell'Italia, agendo su 8 fronti del Sistema paese: Energia, Tasse, Revsione della spesa, Azioni dell'agenza digitale, Eliminazione l'obbligo di iscrizione alla Camera di Commercio, Soppressione della figura del dirigente a tempo indeterminato, Semplificazione amministrativa, Obbligo di trasparenza amministrativa. Poi concentrarsi sullo sviluppo di occupazione in sette settori economici startegici: a) Cultura, turismo, agricoltura e cibo. b) Made in Italy (dalla moda al design, passando per l'artigianato e per i makers) c) ICT d) Green Economy e) Nuovo Welfare f) Edilizia g) Manifattura. Per ciascuno dei quali elaborare un piano industriale finalizzato a creare, con azioni concrete,  posti di lavoro, altrettanto concreti.

L'Ue approva le proposte del Job Act di Renzi. "Anche se non ancora definitivo, rappresenta "un nuovo programma e  sembra andare nella direzione auspicata in questi anni", ha commentato il commissario europeo al Lavoro, Laszlo Andor. Frena il ministro Giovannini: 'Proposte che richiedono forti investimenti'. Reazioni positive, ma con alcuni dubbi dai sindacati. Camusso:
'Salutiamo con favore il dibattito politico che finalmente parla di lavoro, ma avremmo sperato in maggiori ambizioni'. Bonanni,
"Ne dobbiamo discutere, ma siamo tendenzialmente favorevoli". Taverna dei 5Stelle risponde alla proposta dell'assegno universale per chi perde il lavoro: "Meglio il reddito di cittadinanza". Per Fi si esprime la Repetti, "Bene il piano Lavoro di Renzi, uniformarsi a Ue". Pessimista Schifani: "Sembra il libro degli intenti".

Il dettaglio delle azioni "Sistema" su 8 fronti
1.   Energia. Il dislivello tra aziende italiane e europee è insostenibile e pesa sulla produttività. Il primo segnale è ridurre del 10% il costo per le aziende, soprattutto per le piccole imprese che sono quelle che soffrono di più (Interventi dell'Autorità di Garanzia, riduzione degli incentivi cosiddetti interrompibili).
2.   Tasse. Chi produce lavoro paga di meno, chi si muove in ambito finanziario paga di più, consentendo una riduzione del 10% dell'IRAP per le aziende. Segnale di equità oltre che concreto aiuto a chi investe.
3.   Revisione della spesa. Vincolo di ogni risparmio di spesa corrente che arriverà dalla revisione della spesa alla corrispettiva riduzione fiscale sul reddito da lavoro.
4.   Azioni dell'agenda digitale. Fatturazione elettronica, pagamenti elettronici, investimenti sulla rete.
5.   Eliminazione dell'obbligo di iscrizione alle Camere di Commercio. Piccolo risparmio per le aziende, ma segnale contro ogni corporazioni. Funzioni delle Camere assegnate a Enti territoriali pubblici.
6.   Eliminazione della figura del dirigente a tempo indeterminato nel settore pubblico. Un dipendente pubblico è a tempo indeterminato se vince concorso. Un dirigente no. Stop allo strapotere delle burocrazie ministeriali.
7.   Burocrazia. Intervento di semplificazione amministrativa sulla procedura di spesa pubblica sia per i residui ancora aperti (al Ministero dell'Ambiente circa 1 miliardo di euro sarebbe a disposizione immediatamente) sia per le strutture demaniali sul modello che vale oggi per gli interventi militari. I Sindaci decidono destinazioni, parere in 60 giorni di tutti i soggetti interessati, e poi nessuno può interrompere il processo. Obbligo di certezza della tempistica nel procedimento amministrativo, sia in sede di Conferenza dei servizi che di valutazione di impatto ambientale. Eliminazione della sospensiva nel giudizio amministrativo.
8.  Adozione dell'obbligo di trasparenza: amministrazioni pubbliche, partiti, sindacati hanno il dovere di pubblicare online ogni entrata e ogni uscita, in modo chiaro, preciso e circostanziato.

I dati di contesto della bozza del Job Act. Tra il 2008 e il 2012 l'Italia ha attratto 12 miliardi di euro all'anno di investimenti stranieri. Metà della Germania, 25 miliardi un terzo della Francia e della Spagna, 37 miliardi. Per la Banca Mondiale siamo al 73° posto aal mondo per facilità di fare impresa (dopo la Romania, prima delle Seychelles. Per il World Economic Forum siamo al 42° posto per competitività (dopo la Polonia, prima della Turchia).

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